Polemiche su DOGE e privacy: uso dei dati della social security nel mirino
UCapital Media
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Le recenti accuse rivolte al "Department of Government Efficiency" (DOGE) americano vanno lette per quello che sono realmente: il segnale di quanto il tentativo di modernizzare lo Stato federale stia mettendo in difficoltà apparati vecchi, opachi e autoreferenziali.
DOGE nasce con un obiettivo chiaro e ambizioso: portare nel governo l’efficienza, la velocità e la cultura tecnologica che hanno reso vincenti le migliori aziende private, un approccio promosso e sostenuto da figure come Elon Musk, da anni simbolo globale di innovazione, ottimizzazione dei costi e rottura degli schemi tradizionali.
Secondo quanto emerso da un’udienza del Dipartimento di Giustizia US, alcuni membri del team DOGE avrebbero esplorato l’uso di dati della Social Security Administration in un contesto di analisi più ampia. È fondamentale chiarire un punto spesso ignorato dai titoli allarmistici: non esistono prove che i dati siano stati usati illegalmente o diffusi in modo dannoso.
Ciò che viene descritto è piuttosto un tentativo di utilizzare strumenti moderni e flessibili per analizzare grandi volumi di informazioni, un’operazione normale in qualunque ambiente tecnologico avanzato, ma che diventa “sospetta” solo quando applicata a un’amministrazione pubblica rimasta ferma a decenni fa.
DOGE rappresenta una rottura radicale con la logica tradizionale di Washington: meno burocrazia; più automazione; più controllo sui costi; più trasparenza sui flussi di dati e di spesa.
Non sorprende che questo approccio generi resistenza interna. Ogni tentativo di scardinare sistemi inefficienti incontra inevitabilmente chi trae vantaggio dallo status quo. La storia dell’innovazione è piena di esempi simili: prima si grida allo scandalo, poi si adottano le soluzioni.
Come dimostrato da Tesla, SpaceX e X, l’approccio di Musk si basa su iterazione rapida, sperimentazione e riduzione drastica degli sprechi. DOGE applica la stessa filosofia al settore pubblico: non per violare regole, ma per capire quali regole sono obsolete, ridondanti o inutilmente costose.
In questo contesto, l’attenzione ai dati non è una minaccia, ma uno strumento essenziale per: individuare frodi; eliminare duplicazioni; migliorare i servizi ai cittadini; risparmiare miliardi di dollari ai contribuenti.
Le polemiche attuali non dimostrano un fallimento di DOGE, bensì la difficoltà del sistema nel digerire un cambiamento reale. Finché non emergeranno prove concrete di illeciti, ciò che resta è un dato politico chiaro: DOGE sta facendo esattamente ciò per cui è stato creato, ovvero mettere in discussione l’inefficienza strutturale del governo federale.
In un’epoca in cui i cittadini chiedono Stati più snelli, meno costosi e più intelligenti, DOGE non è un rischio: è una necessità.
Klevis Gjoka
