Petrolio sopra 100 dollari, oro sotto pressione tra rendimenti e tassi

Settimana dominata dalle tensioni geopolitiche. Il Brent torna sopra i 100 dollari, mentre oro e argento arretrano sotto il peso dei rendimenti e delle aspettative sui tassi.


Brent e WTI risalgono con le tensioni in Medio Oriente

Il petrolio torna protagonista sui mercati delle commodities. Il Brent sale di oltre il 2% fino a circa 106,50 dollari al barile, mentre il WTI guadagna oltre l'1% e si porta in area 93,80 dollari. Il rialzo arriva dopo che Donald Trump ha respinto la proposta iraniana relativa alla riapertura dello Stretto di Hormuz, alimentando i timori sulla continuità delle forniture energetiche dalla regione.


Il mercato energetico resta quindi particolarmente sensibile agli sviluppi diplomatici. Secondo Reuters, il Brent ha accumulato un rialzo di quasi il 18% dall'inizio del mese, mentre la carenza di capacità di raffinazione ha spinto i prezzi del diesel su livelli record. L'aumento dei costi energetici torna così a rappresentare un rischio per l'inflazione globale e per le prospettive della politica monetaria.


Oro e argento arretrano, focus su Fed e rendimenti

Sul fronte dei metalli preziosi, l'oro spot scende sotto quota 4.300 dollari l'oncia e si muove intorno ai 4.240 dollari, mentre l'argento registra una flessione ancora più marcata. Il rialzo dei rendimenti e le aspettative di tassi d'interesse più elevati a lungo stanno aumentando il costo opportunità degli asset che non generano rendimento.


Il movimento mostra quindi una dinamica particolare: nonostante le tensioni geopolitiche tradizionalmente favorevoli all'oro, l'aumento del petrolio può rafforzare le aspettative inflazionistiche e spingere verso l'alto i rendimenti, limitando l'attrattiva del metallo prezioso. Il mercato continua così a monitorare contemporaneamente petrolio, Treasury e prossime indicazioni della Federal Reserve.


Andrea Pelucchi