Il petrolio scende sotto 100 dollari, l'oro si mantiene stabile

Il greggio prosegue la fase di correzione e scende per la sesta seduta consecutiva. Brent e WTI sono frenati dall'aumento dell'offerta dal Golfo e dalle speranze di un dialogo tra Stati Uniti e Iran.


Brent e WTI ancora in calo

Il mercato petrolifero resta sotto pressione nella seduta di mercoledì 23 settembre. Il Brent scende dello 0,8% a circa 98,47 dollari al barile, mentre il WTI perde l'1,3% e si porta intorno a 89,31 dollari. Entrambi i contratti registrano così la sesta seduta consecutiva di ribassi e si collocano sui livelli più bassi delle ultime due settimane.


A pesare sui prezzi è soprattutto il miglioramento delle prospettive dell'offerta. L'Arabia Saudita ha riavviato le operazioni sull'oleodotto East-West verso il Mar Rosso, consentendo di riportare sul mercato una parte dei flussi precedentemente interrotti. Anche l'aumento delle esportazioni irachene contribuisce ad allentare le tensioni sul lato dell'offerta, mentre i dati preliminari indicano un incremento delle scorte di greggio negli Stati Uniti.


Oro stabile, argento ancora sotto osservazione

Sul mercato dei metalli preziosi il quadro è più stabile. L'oro si mantiene intorno ai 4.340 dollari l'oncia, dopo una seduta caratterizzata da oscillazioni limitate. L'argento si muove invece intorno ai 66,7 dollari l'oncia, mentre anche platino e palladio registrano variazioni contenute.


Gli operatori continuano a monitorare l'evoluzione dei prezzi energetici e il loro possibile impatto sulla politica monetaria della Federal Reserve. Un petrolio più debole riduce infatti le pressioni inflazionistiche, mentre il dollaro relativamente forte e le aspettative sui tassi continuano a rappresentare fattori importanti per l'andamento dell'oro. Sullo sfondo resta inoltre il quadro geopolitico, con i possibili colloqui tra Stati Uniti e Iran ancora al centro dell'attenzione dei mercati.


Andrea Pelucchi