Petrolio ancora protagonista
Il mercato delle commodities resta dominato dal rally del petrolio. Il Brent viene scambiato intorno ai 107-108 dollari al barile, mentre il WTI si mantiene sopra i 102 dollari. Le quotazioni continuano a beneficiare dei timori per l'offerta globale dopo gli attacchi alle infrastrutture energetiche saudite e le nuove tensioni nell'area del Mar Rosso e del Golfo.
L'aumento del greggio rappresenta un nuovo rischio per l'economia mondiale perché potrebbe alimentare ulteriormente l'inflazione. Il mercato teme infatti che un periodo prolungato di prezzi energetici elevati possa costringere le banche centrali a mantenere i tassi su livelli più alti più a lungo. Il rendimento del Treasury decennale sopra il 5% riflette proprio questo cambio di scenario.
Oro e metalli preziosi sotto pressione
L'oro si muove invece in direzione opposta. Il metallo giallo perde lo 0,7% a 4.266,49 dollari l'oncia, mentre i futures scendono dell'1% a 4.307,40 dollari. Anche gli altri metalli preziosi arretrano: l'argento perde lo 0,7%, il platino l'1% e il palladio l'1,1%.
A pesare sull'oro sono soprattutto il rafforzamento del dollaro e la prospettiva di tassi più elevati negli Stati Uniti. Secondo le quotazioni monitorate dal mercato, la probabilità di un rialzo Fed di 25 punti base mercoledì è arrivata al 92%. Per un asset che non produce interessi come l'oro, l'aumento dei rendimenti obbligazionari rende quindi più difficile mantenere il rally nonostante le tensioni geopolitiche.
Andrea Pelucchi