Commodities, petrolio sopra 107 dollari. Oro sotto pressione

Le tensioni in Medio Oriente spingono il greggio ai massimi degli ultimi mesi. Oro e argento arretrano invece mentre aumentano le aspettative di un rialzo dei tassi Fed.


Brent e WTI accelerano

Il petrolio è ancora una volta il protagonista assoluto del mercato delle commodities. Il Brent sale di circa il 3% e raggiunge 107,54 dollari al barile, mentre il WTI guadagna il 2,9% a 102,93 dollari. Il nuovo rally arriva dopo gli attacchi alle infrastrutture energetiche dell'Arabia Saudita e le tensioni sulle rotte marittime del Golfo.


Particolarmente delicata è la situazione dell'oleodotto East-West saudita, temporaneamente chiuso dopo un attacco con droni. L'infrastruttura consente di evitare lo Stretto di Hormuz e la sua interruzione potrebbe mettere a rischio una quota significativa dell'offerta globale. A questo si aggiungono le tensioni nel Bab el-Mandeb e il rinvio dei colloqui diplomatici sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz.


Oro e argento soffrono il cambio di scenario

Il rialzo del petrolio sta avendo effetti opposti sui metalli preziosi. L'oro spot scende dello 0,9% a circa 4.308 dollari l'oncia, mentre i futures sul metallo giallo perdono circa l'1,4%. L'argento arretra dell'1,9%, il platino dell'1,4% e il palladio dell'1,4%.


A pesare è soprattutto la crescente aspettativa di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve. Il mercato attribuisce ora una probabilità vicina al 90% a un aumento di 25 punti base nella riunione di questa settimana. Rendimenti più elevati e un dollaro più forte riducono l'attrattività dell'oro, che non genera interessi, nonostante il tradizionale ruolo di bene rifugio.


Andrea Pelucchi