Borse asiatiche, chiusura in rosso. Crollano Tokyo e Seoul

I principali listini asiatici chiudono la settimana sotto pressione dopo le perdite di Wall Street. Petrolio, inflazione e timori sui tassi frenano gli investitori.


Tokyo e Seoul guidano i ribassi

Le Borse asiatiche chiudono la seduta di venerdì 11 settembre in forte calo, seguendo la debolezza registrata a Wall Street. Il Nikkei 225 di Tokyo perde l'1,9% a 64.011,34 punti, mentre il Kospi sudcoreano arretra dell'1,8% a 6.909,91 punti. In ribasso anche l'Hang Seng di Hong Kong, che cede lo 0,7%, e lo Shanghai Composite, in flessione dell'1,2%.


La pressione è particolarmente evidente sui titoli tecnologici e sui produttori di semiconduttori. A Seoul Samsung Electronics perde il 3,5% e SK Hynix il 2,2%, mentre a Tokyo SoftBank lascia sul terreno quasi il 4%. Il comparto tech paga la combinazione tra rendimenti obbligazionari elevati, petrolio in forte rialzo e crescente cautela in vista dei prossimi dati sull'inflazione americana.


Petrolio e Fed tengono i mercati con il fiato sospeso

Il nuovo aumento delle tensioni in Medio Oriente continua a rappresentare il principale fattore di rischio per i mercati asiatici. Il Brent, dopo aver toccato i massimi da maggio, scende nelle ultime contrattazioni verso quota 105 dollari, mentre il WTI si mantiene sopra i 100 dollari. Il traffico attraverso lo Stretto di Hormuz resta limitato, alimentando i timori di ulteriori problemi nell'offerta globale.


Il mercato guarda ora ai dati sull'inflazione statunitense, considerati decisivi per le aspettative sulla Federal Reserve. Un'inflazione più elevata del previsto potrebbe ridurre lo spazio per un allentamento monetario aggressivo e mantenere sotto pressione soprattutto i titoli tecnologici, già penalizzati dal rialzo dei rendimenti obbligazionari.


Andrea Pelucchi