Borse asiatiche, chiusura negativa. Pesa il prezzo del petrolio

I principali listini asiatici archiviano una seduta debole tra tensioni geopolitiche, petrolio in rialzo e timori per l'inflazione globale.


Tokyo e Hong Kong sotto pressione

I mercati azionari asiatici chiudono prevalentemente in territorio negativo nella seduta di giovedì 10 settembre. Il Nikkei 225 arretra di circa lo 0,6%, mentre l'Hang Seng di Hong Kong registra una flessione più marcata. Anche l'S&P/ASX 200 australiano termina in calo, mentre il quadro regionale resta appesantito dall'aumento dei prezzi energetici e dalla crescente avversione al rischio.


La pressione sugli indici arriva soprattutto dal nuovo aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran e dal conseguente rischio di ulteriori interruzioni nei flussi di petrolio attraverso lo Stretto di Hormuz. Il KOSPI sudcoreano mostra invece maggiore resilienza, sostenuto dalla componente tecnologica e dal ritorno degli investitori verso i titoli legati all'intelligenza artificiale.


Petrolio e inflazione condizionano gli investitori

Il tema dominante sui mercati asiatici resta comunque quello energetico. Il Brent continua a viaggiare sopra i 100 dollari al barile, alimentando i timori che uno shock prolungato sull'offerta possa tradursi in una nuova ondata inflazionistica. Anche i rendimenti obbligazionari restano elevati, aumentando la pressione sulle valutazioni azionarie.


Gli investitori guardano ora alle prossime mosse delle banche centrali. La BCE è attesa oggi con un nuovo rialzo dei tassi, mentre la Federal Reserve e la Bank of Japan saranno protagoniste la prossima settimana. Particolarmente importanti saranno inoltre i dati sull'inflazione statunitense, che potrebbero determinare le aspettative sulla politica monetaria americana.


Andrea Pelucchi