I prezzi del petrolio salgono martedì mentre i mercati valutano il rischio di una nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, dopo la ripresa degli attacchi militari e le crescenti tensioni nello Stretto di Hormuz.
A rafforzare i timori sul fronte energetico è l’incidente che ha coinvolto una petroliera in transito nello Stretto. Secondo la UK Maritime Trade Operations, l’imbarcazione è stata colpita lunedì da tre proiettili di provenienza non identificata mentre navigava verso est, nella corsia meridionale vicino alla costa dell’Oman. Non sono state segnalate vittime.
Le tensioni sono aumentate dopo l’attacco iraniano contro due basi statunitensi in Giordania, effettuato lunedì in risposta al raid americano sull’isola iraniana di Larak. Le forze statunitensi avevano colpito due lanciarazzi iraniani presenti sull’isola, sostenendo che Teheran intendesse utilizzarli per lanciare razzi contenenti mine navali nello Stretto di Hormuz.
Larak rappresenta un punto strategico per il controllo dei traffici marittimi nella regione e si trova in una delle aree più importanti al mondo per il trasporto di petrolio.
Nelle stesse ore, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica iraniana ha riferito di aver intercettato un drone statunitense MQ-9 nella parte orientale dello Stretto di Hormuz.
Nonostante l’aumento delle tensioni, né Washington né Teheran sembrano al momento orientate verso un ritorno a una guerra su larga scala. Entrambe le parti, tuttavia, hanno segnalato di essere pronte a rispondere a eventuali nuovi attacchi.
Sul fronte diplomatico, il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha lanciato un’apertura agli Stati Uniti. Intervenendo al vertice della Shanghai Cooperation Organisation, Pezeshkian ha dichiarato che Teheran sarebbe pronta a rispondere immediatamente a un ritorno di Washington agli impegni previsti dall’accordo provvisorio raggiunto a giugno.
Il messaggio arriva mentre i mercati monitorano con attenzione la situazione nello Stretto di Hormuz, attraverso il quale transita una quota rilevante dei flussi energetici mondiali. Un’ulteriore escalation potrebbe aumentare i rischi per le forniture e alimentare ulteriormente la volatilità dei prezzi del petrolio.