Wall Street apre in rialzo nella seduta di giovedì, sostenuta dall’ottimismo sul comparto tecnologico dopo i risultati trimestrali e le previsioni di Nvidia. Il Nasdaq Composite guadagna lo 0,95% a 26.377,889 punti, mentre l’S&P 500 sale dello 0,39% a 7.705,52 punti. Il Dow Jones avanza dello 0,06% a 53.497,81 punti, mentre il Nasdaq 100 cresce dello 0,76% a 29.445,988 punti. Il Russell 2000 è in rialzo dello 0,13% a 3.009,836 punti.
A trainare i listini è soprattutto Nvidia, che guadagna circa il 7% dopo aver superato le attese degli analisti e indicato una forte crescita dei ricavi. Il gruppo dei semiconduttori prevede infatti che la crescita del fatturato possa raggiungere il 70% nell’esercizio fiscale 2028, ben al di sopra del 44% atteso dagli analisti intervistati da LSEG. Nel secondo trimestre fiscale, inoltre, i ricavi sono più che raddoppiati.
Il risultato di Nvidia rafforza il sentiment sull’intero comparto dei chip e, più in generale, sui titoli tecnologici, sostenendo il Nasdaq e contribuendo al nuovo rialzo dell’S&P 500.
La decisione è stata sostenuta dall’elevata incertezza legata al conflitto in Medio Oriente e dal fatto che l’impatto inflazionistico dello shock energetico non si fosse ancora pienamente manifestato. Secondo il Consiglio, i dati disponibili fornivano solide ragioni per una pausa dopo l’aumento del tasso sui depositi deciso a giugno.
Tra gli elementi a favore dello stop figuravano l’inflazione di giugno, risultata inferiore alle attese, il lieve rallentamento dell’inflazione core e una dinamica salariale ancora coerente con l’obiettivo del 2%. Anche le aspettative di inflazione di lungo periodo restavano sostanzialmente ancorate intorno al target, mentre non emergevano segnali significativi di effetti di secondo impatto.
L’analisi della BCE ha inoltre evidenziato come l’aumento dell’inflazione fosse stato finora attribuito quasi interamente all’andamento dell’offerta energetica, con un contributo molto limitato della domanda aggregata e della politica fiscale. Per questo motivo, secondo il Consiglio, un ulteriore rialzo dei tassi non avrebbe agito direttamente sulla principale causa dell’aumento dei prezzi.
Non tutti i membri, tuttavia, erano contrari a un nuovo intervento. Alcuni ritenevano che i dati successivi alla riunione di giugno confermassero la necessità di un ulteriore inasprimento e non si sarebbero opposti a un aumento dei tassi. Secondo questa posizione, la politica monetaria avrebbe dovuto diventare moderatamente restrittiva, anche alla luce della crescita dei prestiti a famiglie e imprese.
La questione centrale per la BCE resta quindi capire se l’attuale aumento dell’inflazione rappresenti uno shock temporaneo dal lato dell’offerta oppure segnali pressioni più persistenti. I membri del Consiglio hanno riconosciuto di non avere ancora elementi sufficienti per stabilire quale dei due scenari sia più probabile, anche a causa dell’incertezza sull’evoluzione del conflitto in Medio Oriente e sui suoi effetti economici.
Per questo, nella riunione di luglio, la BCE ha scelto di attendere nuovi dati prima di assumere ulteriori decisioni. Ora l’attenzione è rivolta alla riunione di settembre, quando saranno disponibili nuove proiezioni economiche, la stima del PIL del secondo trimestre, ulteriori dati sull’inflazione e nuove indicazioni su salari e aspettative inflazionistiche. Informazioni che, secondo il Consiglio, saranno cruciali per capire se lo shock energetico resterà temporaneo o se si tradurrà in pressioni più durature sui prezzi.
I verbali confermano quindi l’approccio prudente della BCE: le prossime decisioni resteranno strettamente legate ai dati e saranno prese riunione per riunione, senza un percorso prestabilito per i tassi.
Il Consiglio ha però sottolineato che i rischi per l’inflazione restano orientati al rialzo e che la pausa di luglio non deve essere interpretata come la fine del ciclo di inasprimento monetario. Un ulteriore rialzo potrebbe ancora rendersi necessario se le prospettive di inflazione non dovessero migliorare in modo significativo. Allo stesso tempo, la BCE ha evitato di impegnarsi in anticipo su un aumento dei tassi a settembre, lasciando aperte tutte le opzioni in vista della prossima riunione.