Petrolio in rialzo: torna la tensione sullo Stretto di Hormuz



Il petrolio torna a salire sui mercati internazionali dopo che l’Iran ha diffuso una bozza di piano restrittiva sullo Stretto di Hormuz, riaccendendo i timori di possibili interruzioni nelle forniture energetiche globali.


I futures sul Brent con consegna ottobre guadagnano l’1,25% a 83,52 dollari al barile, mentre il WTI statunitense con scadenza settembre avanza dell’1,10% a 78,14 dollari.


Secondo la bozza del piano attribuita a Teheran, l’Iran potrebbe vietare il transito nello Stretto alle navi statunitensi e israeliane. Inoltre, altri Paesi considerati responsabili di azioni contro il Paese potrebbero essere esclusi dal passaggio fino al pagamento di eventuali compensazioni.


Lo Stretto di Hormuz rappresenta uno dei principali snodi per il commercio mondiale di energia: un’eventuale limitazione dei transiti alimenta quindi i timori degli investitori su possibili pressioni sull’offerta e nuovi effetti inflazionistici legati ai prezzi energetici.


Iran e Oman starebbero lavorando a un’intesa per definire nuove rotte di transito nell’area, ma al momento non è stato annunciato alcun accordo definitivo. Secondo alcune ricostruzioni, il traffico in entrata potrebbe passare dalle acque iraniane, mentre quello in uscita da quelle omanite.


A pesare sul sentiment del mercato contribuiscono anche altri fattori geopolitici. L’Ucraina avrebbe colpito due importanti raffinerie russe, mentre gli Stati Uniti hanno registrato a luglio un azzeramento delle importazioni di greggio saudita per la prima volta dal 1985.


Sul fronte diplomatico, il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato che il conflitto con l’Iran potrebbe concludersi “molto presto”, ma Teheran ha accusato Washington di mettere in scena una “diplomazia teatrale”, alimentando l’incertezza sulle prospettive di un accordo.


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