Eni sotto pressione: pesa il crollo del petrolio e decisione OPEC+



Il mercato petrolifero apre la settimana in forte calo dopo la decisione dell’Opec+ di aumentare la produzione a settembre, completando il progressivo ritiro dei tagli volontari all’offerta.


Il greggio WTI scende del 5,68% a 79,86 dollari al barile, mentre il Brent arretra del 4,72% a 83,78 dollari. In calo anche i prodotti energetici collegati, con la benzina RBOB in flessione del 2,82% e il diesel ULSD in ribasso del 2,72%. In controtendenza solo il gas naturale, in rialzo dello 0,91% a 2,77 dollari.


Il calo delle quotazioni pesa sul comparto oil & gas europeo. A Piazza Affari Eni perde l’1,71% a 23,57 euro, penalizzata dalle prospettive di minori margini per le attività upstream.


Movimenti contrastati invece tra le big internazionali: Shell plc chiude a 91,98 dollari, in rialzo dell’1,62%, mentre BP p.l.c. sale del 2,26% a 45,22 dollari, sostenuta dagli acquisti sul settore nonostante la debolezza del greggio.

A pesare sul mercato sono anche il ridimensionamento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e il ritorno di maggiore offerta sul mercato globale. La decisione dell’Opec+ di completare il ripristino dei barili precedentemente tagliati aumenta infatti le preoccupazioni su un possibile eccesso di produzione in una fase in cui la domanda resta incerta.


Gli investitori guardano ora alle prossime mosse dei produttori e all’equilibrio tra crescita economica globale, consumi energetici e livelli di scorte.


Il presente articolo ha finalità esclusivamente informative e non costituisce consulenza finanziaria, raccomandazione di investimento né sollecitazione all'acquisto o alla vendita di strumenti finanziari. I dati riportati si riferiscono alle quotazioni della seduta del 3 agosto 2026. Gli investimenti nel settore energetico comportano rischi significativi; si raccomanda di consultare un consulente finanziario qualificato prima di assumere decisioni di investimento.