Petrolio ancora in ribasso, il Brent scende verso 85 dollari



Il petrolio continua a raffreddarsi dopo la temporanea pausa delle ostilità tra Stati Uniti e Iran, alimentando le speranze di una de-escalation del conflitto in Medio Oriente e allentando i timori per le forniture energetiche.


Il Brent con consegna a settembre cede il 3,71% a 85,08 dollari al barile, mentre il WTI perde circa il 3%, scendendo a 80,11 dollari.


Sebbene Teheran abbia smentito le indiscrezioni su un cessate il fuoco di dieci giorni con Washington, la sospensione delle operazioni militari ha contribuito a migliorare il sentiment dei mercati. A sostenere questo scenario sono anche le indiscrezioni secondo cui le ridotte scorte di munizioni statunitensi avrebbero spinto l'amministrazione Trump a rinviare un possibile attacco contro l'Iran, ipotesi successivamente ridimensionata dallo stesso presidente.


Secondo la Commonwealth Bank of Australia, il calo del greggio riflette il ridimensionamento dei timori di un'escalation immediata, anche se i rischi restano elevati. In particolare, nuove tensioni nello Stretto di Hormuz potrebbero riaccendere il conflitto e mettere nuovamente sotto pressione il mercato energetico.


Anche Goldman Sachs mantiene un approccio prudente: il Brent potrebbe scendere verso gli 80 dollari al barile entro fine anno se lo Stretto di Hormuz tornerà pienamente operativo, ma le tensioni nel Mar Rosso e il rischio di attacchi alle infrastrutture petrolifere saudite continuano a rappresentare potenziali fattori di rialzo per i prezzi.


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