Settore energetico nuovamente sotto i riflettori: Brent cede a 96$



I mercati energetici restano i protagonisti in questo contesto geopolitico altamente instabile dove Il Brent cede del 3,96%, attestandosi a 96,70$ al barile, mentre il WTI arretra si ferma a 88,84$. La pressione ribassista si estende all'intera curva energetica, con i prodotti raffinati che accusano flessioni di rilievo. La dinamica odierna è riconducibile principalmente a prese di profitto dopo i forti rialzi della seduta precedente. La situazione attuale a livello energetico restituisce un quadro di debolezza uniforme su tutti i principali contratti futures energetici.

Il momentum si inserisce in un contesto di elevata volatilità. Dopo i guadagni eccezionali registrati giovedì , con il Brent che aveva chiuso per la prima volta sopra i 100$ da maggio e il WTI in rialzo del 6,2% , gli operatori hanno avviato una fase di consolidamento e alleggerimento delle posizioni lunghe.

Il principale catalizzatore dei rialzi di giovedì e del nervosismo che persiste anche nella seduta odierna è rappresentato dagli attacchi degli Houthi, la fazione yemenita allineata all'Iran, a due petroliere saudite nel Mar Rosso. Gli episodi hanno riacceso i timori sulla sicurezza di uno dei corridoi marittimi più strategici per il trasporto globale di greggio, aggiungendo un secondo fronte di rischio geopolitico dopo le tensioni già registrate nello Stretto di Hormuz.

A complicare ulteriormente il quadro dell'offerta globale interviene il Kazakhstan, che ha ridotto temporaneamente la propria produzione di greggio a seguito della chiusura forzata della principale rotta di esportazione.



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