I mercati energetici globali registrano uno dei movimenti rialzisti più marcati degli ultimi mesi, con il Brent crude in deciso progresso oltre i 98 dollari al barile e il WTI che guadagna il 3,8%, attestandosi a 90,14 dollari al barile. La soglia psicologica dei 100 dollari al barile si avvicina così con rapidità, alimentando ulteriori pressioni al rialzo.
Il catalizzatore di questa fiammata è duplice: da un lato gli attacchi contro due petroliere saudite nel Mar Rosso, che hanno innescato timori concreti di gravi interruzioni nelle forniture globali; dall'altro la dura escalation tra Washington e Teheran lungo lo Stretto di Hormuz.
In questo scenario, le tensioni diplomatico-militari tra le due potenze hanno raggiunto un nuovo picco con le minacce del presidente Donald Trump di condurre attacchi diretti contro le infrastrutture iraniane in ritorsione alle azioni di Teheran sulle rotte commerciali, a cui l'Iran ha risposto con un avvertimento esplicito che riapre l'ipotesi di un confronto militare diretto.
Di conseguenza, i volumi di scambio registrano una decisa accelerazione, evidenziando acquisti sia speculativi sia difensivi lungo tutta la curva dei futures da parte di operatori intenzionati a coprire tempestivamente l'esposizione al rischio di fornitura, in quello che si configura come uno dei rialzi giornalieri più significativi sul mercato petrolifero dal 2020.
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