Il petrolio torna a correre: Rubio, "l'Iran non è serio nei colloqui"



I prezzi del petrolio accelerano nuovamente dopo l'undicesima notte consecutiva di raid statunitensi contro obiettivi militari in Iran, mentre si intensificano le tensioni sullo Stretto di Hormuz.


Il Brent sale del 3,5% a 94,20 dollari al barile, dopo aver registrato rialzi ancora più marcati nelle prime ore di contrattazione. In crescita anche il WTI statunitense, che guadagna il 3,8% a 87,56 dollari al barile.


A sostenere il rally del greggio sono soprattutto gli sviluppi geopolitici. Nel corso della riunione dei ministri degli Esteri dell'ASEAN nelle Filippine, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ribadito che Washington resta disponibile al dialogo, accusando però Teheran di non essere seriamente impegnata nei negoziati.


"Se sono seri, lo siamo anche noi. Se non lo sono, faremo ciò che è necessario per proteggere i nostri interessi e quelli dei nostri alleati", ha dichiarato Rubio.


Il capo della diplomazia statunitense ha inoltre indicato lo Stretto di Hormuz come uno dei principali punti di attrito tra le due parti, sostenendo che l'Iran rivendichi un controllo sul passaggio marittimo che rappresenterebbe un precedente pericoloso per il commercio internazionale.


Nella notte, il Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM) ha condotto l'undicesima operazione consecutiva contro infrastrutture militari iraniane, colpendo centri operativi, capacità navali, hangar per velivoli, depositi di droni e strutture logistiche. Secondo il comando americano, gli attacchi puntano a ridurre la capacità dell'Iran di minacciare il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz.


Il perdurare delle ostilità alimenta i timori di possibili interruzioni delle forniture energetiche globali, sostenendo così i prezzi del petrolio e mantenendo alta la volatilità sui mercati delle materie prime.