I prezzi del petrolio sono in calo nella seduta di martedì, mentre gli investitori valutano i rinnovati sforzi diplomatici per una tregua tra Stati Uniti e Iran, senza però perdere di vista le tensioni geopolitiche che continuano a minacciare l'offerta globale di greggio.
Il Brent arretra dello 0,52% a 88,76 dollari al barile, mentre il WTI cede lo 0,50% a 82,81 dollari. In lieve rialzo, invece, il gas naturale, che guadagna lo 0,03%.
A pesare sui prezzi è l'ipotesi di un cessate il fuoco di dieci giorni tra Washington e Teheran. Secondo diverse indiscrezioni, i mediatori avrebbero presentato una proposta alle parti nel tentativo di salvare l'accordo provvisorio raggiunto il 17 giugno e favorire l'avvio di negoziati per una soluzione più duratura del conflitto iniziato lo scorso 28 febbraio.
Nonostante la flessione odierna, il quadro resta estremamente incerto. Nelle ultime ore, infatti, gli Houthi dello Yemen, sostenuti dall'Iran, hanno minacciato di imporre un blocco navale all'Arabia Saudita, uno sviluppo che potrebbe aprire un nuovo fronte di tensione nella regione e aumentare i rischi per le forniture energetiche globali e le rotte commerciali.
Le quotazioni del greggio avevano chiuso la seduta precedente in deciso rialzo dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva attribuito a Teheran la responsabilità della morte di tre militari americani, alimentando i timori di un'escalation del conflitto. Il successivo ritorno delle prospettive diplomatiche ha però favorito prese di profitto, riportando i prezzi sotto i massimi di oltre un mese toccati nella giornata di lunedì.
Gli operatori continuano così a muoversi tra il rischio di un'interruzione dell'offerta e la possibilità di una de-escalation diplomatica, due fattori destinati a guidare l'andamento del mercato energetico nelle prossime sedute.