Ha preso il via oggi l'Opas lanciata da Poste Italiane su Tim, un'operazione dal valore complessivo di circa 13,2 miliardi di euro destinata a ridisegnare il panorama delle telecomunicazioni italiane. Gli azionisti della società potranno aderire fino alle 17:30 dell'11 settembre 2026, mentre il regolamento dell'operazione è previsto per il 18 settembre.
L'operazione arriva dopo il via libera della Consob, ottenuto il 15 luglio, e il parere positivo del consiglio di amministrazione di Tim, che ha giudicato il corrispettivo offerto adeguato sotto il profilo finanziario.
Uno degli obiettivi principali dell'Opas è il possibile delisting di Tim da Piazza Affari. Poste Italiane punta infatti a ritirare il gruppo dalla Borsa per velocizzare il processo di integrazione e sfruttare appieno le sinergie industriali previste. La soglia minima fissata per il successo dell'offerta è pari al 66,67% del capitale sociale, anche se la società si è riservata la possibilità di rinunciare a tale condizione.
Dal punto di vista industriale, il progetto mira a creare una piattaforma integrata capace di riunire telecomunicazioni, servizi digitali, pagamenti, assicurazioni e logistica, facendo leva sulle competenze complementari dei due gruppi.
Secondo le stime contenute nel piano, l'aggregazione potrebbe generare sinergie annuali ante imposte per almeno 700 milioni di euro una volta a regime. Di questi, circa 500 milioni deriverebbero dall'ottimizzazione dei costi, mentre oltre 200 milioni sarebbero riconducibili all'incremento dei ricavi. Per realizzare tali benefici sono previsti costi straordinari pari a circa 700 milioni di euro.
Tra gli elementi strategici dell'integrazione figura anche lo sviluppo di una rete di data center distribuiti sul territorio nazionale. L'obiettivo è combinare la capillarità della rete di Poste con le infrastrutture tecnologiche di Tim per offrire servizi cloud e digitali più efficienti, riducendo la dipendenza dai grandi poli centralizzati.
Sul fronte occupazionale, il progetto non prevede effetti negativi diretti. Nel documento d'offerta viene infatti specificato che non sono in programma modifiche sostanziali ai contratti di lavoro dei dipendenti di Tim e delle società del gruppo, né interventi che comportino riduzioni dell'organico.
A integrazione completata, il nuovo gruppo potrebbe contare su ricavi pro forma per circa 26,9 miliardi di euro e un Ebit di circa 4,8 miliardi, rafforzando il posizionamento di Poste Italiane come piattaforma integrata nei servizi digitali, finanziari e di connettività.