Ryanair crolla in Borsa dopo i conti: pesano caro carburante e crisi in Medio Oriente



Ryanair apre la seduta in forte ribasso, arrivando a perdere oltre il 5%, dopo la pubblicazione dei risultati del primo trimestre fiscale, penalizzati dall'aumento dei costi del carburante e dal rallentamento delle prenotazioni causato dalle tensioni in Medio Oriente.


La compagnia aerea low cost ha registrato un utile netto di 538 milioni di euro nel trimestre aprile-giugno, in calo del 34% rispetto agli 820 milioni dello stesso periodo dello scorso anno.


A incidere sui risultati è stato soprattutto il rincaro del jet fuel. Ryanair ha spiegato che il 20% del carburante non coperto da contratti di hedging è stato esposto all'impennata dei prezzi, con il costo di questa quota che è più che raddoppiato nel trimestre. I costi operativi complessivi sono così aumentati dell'11%, raggiungendo 3,81 miliardi di euro. Allo stesso tempo, le tariffe medie dei biglietti sono diminuite del 6%.


Secondo l'amministratore delegato Michael O'Leary, il conflitto in Medio Oriente ha frenato la domanda, spingendo molti consumatori a posticipare le prenotazioni per timori legati alla disponibilità di carburante per gli aerei in Europa e all'incertezza economica.


Nonostante il contesto sfidante, il gruppo sottolinea di essere relativamente protetto dalla volatilità del petrolio grazie alla propria strategia di copertura. Ryanair ha già coperto l'80% del fabbisogno di carburante per il 2027 a un prezzo di 67 dollari al barile e il 15% del fabbisogno per il 2028 a 85 dollari al barile.


O'Leary ha affermato che la politica di hedging "prudente" consentirà alla compagnia di mantenere un vantaggio competitivo sui costi rispetto agli altri vettori europei. Secondo il manager, mentre Ryanair è in grado di assorbire meglio la volatilità del petrolio, molte compagnie aeree europee meno redditizie dovranno affrontare un "inverno difficile".