Il petrolio torna a salire dopo una nuova ondata di attacchi sferrati dagli Stati Uniti contro l'Iran. Le quotazioni sono sostenute dall'ultima offensiva militare americana contro obiettivi iraniani e dalla decisione di Washington di ripristinare il blocco navale delle navi dirette ai porti dell'Iran, in prossimità dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di greggio.
Il contratto sul WTI con consegna ad agosto guadagna lo 0,45% a 79,70 dollari al barile, mentre il Brent con consegna a settembre sale dello 0,68% a 85,31 dollari. Nonostante il rialzo, entrambe le quotazioni restano ben al di sotto della soglia dei 100 dollari al barile, tornando su livelli vicini a quelli precedenti all'escalation del conflitto. Un segnale che, pur incorporando un premio per il rischio geopolitico, il mercato non sta ancora scontando un'interruzione significativa delle forniture globali di petrolio.
Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), nella tarda serata di martedì le forze americane hanno condotto una nuova operazione militare durata circa sette ore, colpendo decine di obiettivi lungo la costa iraniana e nelle aree vicine allo Stretto di Hormuz. L'attacco ha coinvolto aerei da combattimento, droni e unità navali, prendendo di mira siti missilistici, basi per droni, asset navali e sistemi di difesa costiera.
L'operazione è arrivata poche ore dopo il ripristino del blocco navale statunitense sulle imbarcazioni dirette da e verso i porti iraniani, una misura che alimenta i timori di nuove interruzioni dei flussi energetici attraverso una delle rotte marittime più strategiche per il mercato petrolifero globale.
Il comandante del Centcom, Brad Cooper, ha inoltre accusato Teheran di aver preso di mira deliberatamente obiettivi civili e di aver attaccato sette navi commerciali nell'ultima settimana, provocando morti, dispersi e feriti tra gli equipaggi.
Gli analisti ritengono che la nuova escalation riduca le probabilità di una rapida normalizzazione della situazione nello Stretto di Hormuz. Secondo Saul Kavonic, senior energy analyst di MST Marquee, il conflitto è tornato su una traiettoria di escalation e, se l'attuale intensità delle ostilità dovesse protrarsi per diverse settimane, il prezzo del petrolio potrebbe tornare a testare la soglia dei 100 dollari al barile. Un ulteriore peggioramento dello scenario, soprattutto nel caso in cui venissero colpite infrastrutture energetiche regionali, potrebbe spingere le quotazioni ancora più in alto.