IBM perde il 23%: trimestrale delude, clienti spostano gli investimenti sull'hardware


Seduta da dimenticare per IBM a Wall Street. Il titolo è arrivato a perdere il 23%, registrando uno dei peggiori crolli giornalieri dagli anni Sessanta, dopo la pubblicazione dei risultati preliminari del secondo trimestre, inferiori alle attese degli analisti. Il tonfo ha alimentato i timori sulla capacità delle grandi software house di mantenere il ritmo di crescita in un mercato sempre più influenzato dagli investimenti legati all'intelligenza artificiale.


Nel dettaglio, IBM ha riportato un utile adjusted di 2,93 dollari per azione, al di sotto dei 3,01 dollari attesi dal consenso raccolto da FactSet. Anche i ricavi hanno deluso le aspettative, attestandosi a 17,2 miliardi di dollari contro i 17,86 miliardi previsti dagli analisti.


L'amministratore delegato Arvind Krishna ha attribuito il rallentamento alla debolezza delle divisioni software e infrastrutture. Secondo il manager, nelle ultime settimane di giugno molti clienti hanno modificato le proprie priorità di spesa, destinando una quota maggiore dei budget per investimenti all'acquisto di server, sistemi di archiviazione e chip di memoria, nel tentativo di assicurarsi componenti destinati a rincarare e ancora caratterizzati da limitazioni dell'offerta.


Krishna ha spiegato che IBM si aspettava un impatto legato alla supply chain, ma non nelle dimensioni registrate nel trimestre. Il cambio di strategia dei clienti ha inoltre rallentato la chiusura di numerose operazioni commerciali di grandi dimensioni, incidendo in maniera significativa sui risultati del gruppo.


La revisione delle priorità di spesa riflette la crescente corsa delle imprese a rafforzare le infrastrutture necessarie per sostenere i carichi di lavoro dell'intelligenza artificiale. In questa fase molte aziende stanno privilegiando gli investimenti in hardware rispetto ai progetti software, una dinamica che sta mettendo sotto pressione alcuni dei principali operatori del settore.


Il rallentamento assume ancora più rilievo considerando che solo un trimestre fa IBM aveva sorpreso positivamente il mercato. Nel primo trimestre del 2026 il gruppo aveva registrato ricavi pari a 15,92 miliardi di dollari, superiori ai 15,62 miliardi attesi, mentre l'utile adjusted si era attestato a 1,91 dollari per azione contro gli 1,81 dollari stimati dagli analisti. A trainare la performance era stata soprattutto la divisione software, i cui ricavi erano cresciuti dell'11% raggiungendo 7,05 miliardi di dollari.


Il brusco calo del titolo evidenzia come gli investitori siano sempre più sensibili ai segnali di rallentamento nel comparto tecnologico. La rapida diffusione dell'intelligenza artificiale sta infatti modificando le priorità di spesa delle imprese, favorendo produttori di infrastrutture e semiconduttori rispetto alle società maggiormente esposte al software tradizionale.