Mercati asiatici in ordine sparso, cresce l'avversione al rischio dopo l'escalation nel Golfo


Le Borse asiatiche chiudono in ordine sparso in una seduta dominata dall'escalation delle tensioni in Medio Oriente, dopo i nuovi attacchi incrociati tra Stati Uniti e Iran e l'annuncio di Teheran della chiusura dello Stretto di Hormuz, principale via di transito per le esportazioni di petrolio del Golfo.


A guidare i ribassi è il Giappone, con il Nikkei 225 che termina la seduta in calo dell'1,92% a 67.242,73 punti, penalizzato dall'aumento dell'avversione al rischio e dalle preoccupazioni per le ricadute economiche del conflitto. Anche la Borsa di Shanghai archivia la giornata in deciso ribasso, con lo Shanghai Composite in flessione del 2,06% a 3.913,79 punti.


In controtendenza Hong Kong, dove l'Hang Seng guadagna lo 0,16% a 24.213,72 punti, mentre in India il Nifty 50 sale dello 0,10% a 24.231,95 punti. Chiusura sostanzialmente invariata per l'S&P/ASX 200 australiano, che conclude gli scambi a 8.808,50 punti (+0,03%).


Particolarmente pesante la seduta per il mercato sudcoreano: il Kospi crolla dell'8,95%, appesantito dalle forti vendite sul comparto tecnologico e dei semiconduttori. Anche i futures indicano un avvio prudente per la prossima seduta. I contratti sul Nikkei 225 quotati a Chicago cedono lo 0,5%, riflettendo il deterioramento del quadro geopolitico, mentre i futures sull'Hang Seng e sull'ASX 200 segnalano un'apertura leggermente positiva.


L'attenzione degli investitori resta concentrata sugli sviluppi del conflitto tra Washington e Teheran e sulle possibili conseguenze per il traffico nello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota significativa delle forniture energetiche mondiali. L'inasprimento delle tensioni continua ad alimentare la volatilità sui mercati finanziari e a sostenere i prezzi del petrolio.