Petrolio in rialzo: lo scontro tra Usa e Iran riaccende i timori sullo Stretto di Hormuz


Il petrolio torna a correre dopo il nuovo aumento delle tensioni tra Stati Uniti e Iran, con il mercato che guarda con crescente preoccupazione alla sicurezza dello Stretto di Hormuz, snodo strategico attraverso cui transita circa un quinto delle forniture mondiali di greggio.


Nelle contrattazioni di lunedì il Brent con consegna a settembre sale del 2,8% a 78,14 dollari al barile, mentre il WTI con consegna ad agosto guadagna il 2,5% a 73,24 dollari. L'escalation è stata innescata da una nuova ondata di attacchi statunitensi contro obiettivi iraniani. Secondo il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom), dopo i raid di sabato contro 140 obiettivi, domenica Washington ha lanciato ulteriori operazioni militari in risposta all'attacco delle Guardie Rivoluzionarie iraniane contro una nave portacontainer in transito nello Stretto di Hormuz.


Teheran ha reagito colpendo installazioni militari statunitensi in Giordania, Kuwait, Bahrein e Oman. Contestualmente, i media di Stato iraniani hanno annunciato la chiusura dello Stretto di Hormuz "fino a nuovo ordine", una dichiarazione immediatamente smentita dagli Stati Uniti.


Il Centcom ha ribadito che il passaggio resta aperto a tutte le imbarcazioni autorizzate e che le forze americane sono schierate per garantire la libertà di navigazione. Anche il presidente Donald Trump ha affermato che lo stretto è operativo, mentre la società di intelligence marittima Windward ha rilevato il transito di nove navi nella giornata di sabato.


Anche il Joint Maritime Information Center, la coalizione navale guidata dagli Stati Uniti con sede in Bahrein, ha confermato che la rotta meridionale attraverso le acque dell'Oman rimane aperta al traffico commerciale in entrata e in uscita. Tuttavia, il centro ha definito il livello di rischio nell'area "estremamente elevato", invitando tutte le navi in transito a mantenere la massima vigilanza. L'incertezza sulla sicurezza della principale via marittima per l'export di petrolio dal Golfo Persico continua così a sostenere le quotazioni del greggio, mentre gli operatori monitorano l'evoluzione del conflitto e i possibili effetti sulle forniture energetiche globali.