Le rinnovate tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno riportato il settore energetico al centro dell'attenzione degli investitori, alimentando la volatilità sui mercati delle materie prime e favorendo i titoli legati all'oil & gas. Dopo un avvio di seduta in rialzo, le quotazioni del greggio hanno però invertito la rotta, segno di un mercato ancora in cerca di una direzione chiara.
Il Brent arretra dello 0,44% a 77,68 dollari al barile, dopo aver sfiorato nella seduta precedente la soglia degli 80 dollari. In calo anche il WTI statunitense, che cede lo 0,46% a 73,18 dollari al barile. L'andamento altalenante riflette il confronto tra il premio al rischio geopolitico, che sostiene i prezzi, e l'incertezza sull'evoluzione del conflitto.
Nonostante il ripiegamento del petrolio, i titoli energetici continuano a beneficiare delle aspettative di prezzi del greggio più elevati nel medio termine. A Wall Street, ConocoPhillips guadagna il 2%, Chevron avanza dell'1%, mentre Marathon Petroleum mette a segno un rialzo del 5%, sostenuta dalle prospettive di margini più elevati in caso di un prolungato irrigidimento del mercato energetico.
Di contro, i comparti più sensibili all'aumento dei costi dell'energia mostrano maggiore debolezza. Home Depot perde il 2%, McDonald's arretra di oltre l'1% e Booking Holdings lascia sul terreno il 4%, penalizzata dai timori che un eventuale rincaro del carburante possa frenare la domanda di viaggi e i consumi.
In questo contesto, il settore energetico torna a rappresentare uno dei principali osservati speciali dei mercati finanziari, con gli investitori pronti a reagire a qualsiasi ulteriore evoluzione sul fronte geopolitico che possa influenzare l'offerta globale di petrolio.