Wall Street in netto calo: Trump riaccende le tensioni con l'Iran. Il tycoon non accetta la sconfitta


Wall Street apre in forte calo, appesantita dal ritorno delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente dopo le dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che ha annunciato di considerare "finita" la tregua con l'Iran e ha lasciato intendere la possibilità di nuovi attacchi nelle prossime ore.


Al tycoon non aggrada essere visto come la parte debole. Ha voluto dimostrare al mondo intero di poter essere lui il vero vincitore di questo conflitto, nonostante i fatti dimostrassero il contrario. L'Iran, difatti, con le trattative in corso con l'Oman per un possibile pedaggio obbligatorio per le navi passanti da quel lembo di acqua, si è sempre dimostrato, specialmente ultimamente, il vero dominatore.

Inoltre, l'avvicinarsi delle midterm elections fa sì che Trump non possa permettersi di risultare il cane con la coda tra le zampe. Ai suoi elettori deve far vedere di essere ancora quello forte, quello vincente.


Pochi minuti dopo l'avvio delle contrattazioni, il Dow Jones perde 441,33 punti (-0,83%) a 52.483,82 punti. In rosso anche lo S&P 500, che cede lo 0,46% a 7.469,29 punti, mentre il Nasdaq Composite arretra dello 0,24% a 25.755,86 punti. Più contenuta la flessione del Nasdaq 100 (-0,13% a 29.136,35 punti), mentre il Russell 2000 lascia sul terreno lo 0,90%.


A pesare sul sentiment degli investitori è l'escalation del conflitto tra Stati Uniti e Iran. Parlando dal vertice NATO in Turchia, Trump ha dichiarato che il cessate il fuoco è "finito" dopo i nuovi attacchi nel Golfo Persico e ha affermato che Washington "potrebbe colpire duramente di nuovo già questa sera". Le dichiarazioni arrivano dopo la risposta militare americana agli attacchi contro tre navi commerciali in transito nello Stretto di Hormuz, con gli Stati Uniti che hanno parlato di una "serie di potenti raid" contro obiettivi iraniani. Anche il segretario generale della NATO, Mark Rutte, ha definito l'intervento americano "assolutamente necessario", accusando Teheran di aver violato il cessate il fuoco.


La nuova ondata di tensioni ha immediatamente spinto al rialzo i prezzi dell'energia. Il Brent guadagna il 5,39% a 78,16 dollari al barile, mentre il WTI sale del 5,05% a 74 dollari. In rialzo anche il gas naturale statunitense (+0,40% a 3,278 dollari), mentre la benzina RBOB avanza del 3,19%.


Il balzo del petrolio sostiene i titoli energetici. ConocoPhillips e Marathon Petroleum guadagnano circa il 2%, mentre Chevron ed Exxon Mobil avanzano di oltre l'1%.

Di contro, i settori più sensibili all'aumento dei costi energetici registrano le maggiori vendite. Home Depot perde il 3,7%, Booking Holdings arretra del 3% e McDonald's cede l'1,7%.


Più stabile il comparto tecnologico dopo le vendite della seduta precedente. L'ETF VanEck Semiconductor (SMH) recupera circa lo 0,6%, pur rimanendo ancora oltre il 13% sotto i massimi recenti.

"Le rinnovate tensioni in Medio Oriente hanno interrotto quella che stava diventando una narrativa di mercato sempre più complacente, costringendo gli investitori a rivalutare i rischi geopolitici", ha commentato Daniela Hathorn, senior market analyst di Capital.com. Secondo l'analista, i mercati avevano ormai scontato uno scenario di progressiva de-escalation, ma gli ultimi sviluppi dimostrano che un accordo duraturo tra Stati Uniti e Iran resta ancora lontano.


L'attenzione degli operatori si sposterà ora anche sulla pubblicazione dei verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve, attesi nel pomeriggio. I mercati cercheranno indicazioni sulle prossime mosse della banca centrale, dopo che il presidente Kevin Warsh ha mantenuto invariati i tassi nell'ultima riunione, lasciando però aperta la possibilità di ulteriori rialzi qualora le pressioni inflazionistiche dovessero intensificarsi.