Il petrolio apre in rialzo, sostenuto dalle rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente dopo che una petroliera è stata colpita nei pressi dello Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di greggio.
Il Brent con consegna a settembre sale dello 0,63% a 72,45 dollari al barile, mentre il WTI statunitense con consegna ad agosto guadagna lo 0,57% a 68,94 dollari al barile.
Ad alimentare le preoccupazioni è l'incidente avvenuto al largo delle coste dell'Oman, dove, secondo l'agenzia britannica UK Maritime Trade Operations (UKMTO), un "proiettile di natura sconosciuta" ha colpito una petroliera provocando un incendio. L'episodio riaccende i timori sulla sicurezza della navigazione nello Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio.
La UKMTO ha invitato tutte le imbarcazioni in transito a procedere con la massima cautela, mentre cresce l'attenzione degli operatori sull'evoluzione della situazione nella regione.
A pesare sul sentiment contribuiscono anche indiscrezioni secondo cui l'Iran avrebbe ripreso le proprie azioni nello Stretto di Hormuz, alimentando i dubbi sulla tenuta dei negoziati finalizzati a raggiungere un accordo di pace duraturo tra Teheran e Washington.
Le tensioni geopolitiche tornano così a sostenere le quotazioni del greggio, riportando al centro dell'attenzione il rischio di possibili interruzioni delle forniture energetiche globali.