Sessione all'insegna dei ribassi per il comparto energetico, con il WTI che scivola a 68,00 dollari il barile (-1,00%) e il Brent in flessione dell'1,19% a 71,26 dollari. A pesare sui prezzi, che confermano il trend ribassista delle ultime settimane, è la decisione dell'OPEC+ di incrementare i target di produzione di ulteriori 188.000 barili al giorno a partire da agosto, una mossa che si somma agli aumenti già previsti per giugno e luglio.
Gli investitori guardano con attenzione anche al progressivo allentamento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, dove i colloqui tra Stati Uniti e Iran stanno favorendo una graduale ripresa delle esportazioni di greggio attraverso lo Stretto di Hormuz.
Sebbene i nuovi target dell'OPEC+ rimangano in parte teorici a causa dei ritardi logistici causati dal recente conflitto e dall'uscita formale degli Emirati Arabi Uniti dal cartellone lo scorso maggio, i dati reali mostrano già un netto recupero dell'offerta.
A giugno la produzione dell'OPEC è rimbalzata di 3,3 milioni di barili al giorno, mentre l'export complessivo dal Golfo ha superato i 10 milioni di barili quotidiani, pur restando del 40% inferiore ai livelli pre-guerra. A questa dinamica si aggiunge il record storico di esportazioni registrato dai porti occidentali della Russia, causato dai danni subiti dalle raffinerie interne a seguito degli attacchi dei droni ucraini, che hanno costretto Mosca a reindirizzare il greggio non raffinato sui mercati internazionali, alimentando ulteriormente la pressione ribassista sui benchmark globali.