Petrolio volatile tra tensioni Usa-Iran e timori su offerta globale

Il WTI risale sopra quota 69 dollari mentre il Brent resta debole. Nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran riaccendono i timori sull’offerta globale e sulla sicurezza dello Stretto di Hormuz.


I prezzi del petrolio si sono mossi in modo contrastato all’inizio della settimana, dopo il ritorno delle tensioni militari tra Stati Uniti e Iran che hanno riacceso i timori legati all’offerta globale di greggio e alla sicurezza delle rotte nel Medio Oriente.


Il West Texas Intermediate è salito dello 0,4% a 69,52 dollari al barile, dopo aver superato brevemente la soglia dei 70 dollari, livello sotto cui aveva chiuso la seduta di venerdì per la prima volta dal 27 febbraio. Il Brent, benchmark internazionale, ha invece ceduto lo 0,1% a 71,90 dollari al barile.


Il movimento dei prezzi arriva dopo nuovi scontri tra le forze statunitensi e iraniane che hanno rischiato di compromettere i negoziati volti a porre fine al conflitto. Secondo fonti americane, le due parti avrebbero deciso una pausa nelle ostilità e la ripresa dei colloqui tecnici, mentre è stato confermato il passaggio libero delle navi attraverso lo Stretto di Hormuz, area strategica per il transito del petrolio globale.


Nel fine settimana, tuttavia, la tensione è tornata a crescere: attacchi aerei e missilistici hanno colpito obiettivi militari iraniani dopo un presunto attacco a una petroliera commerciale nello Stretto, mentre Iran e Paesi vicini come Kuwait e Bahrein hanno segnalato attività di droni e missili. Il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito Teheran di possibili conseguenze “devastanti” in caso di ulteriori violazioni della tregua.


Secondo il comando centrale statunitense, sono stati colpiti dieci obiettivi militari iraniani nell’area dello Stretto di Hormuz in risposta agli attacchi contro la petroliera M/T Kiku, che trasportava oltre due milioni di barili di greggio.

Gli analisti avvertono che il mercato potrebbe sottovalutare i rischi legati alla situazione geopolitica.


ING sottolinea come gli operatori appaiano eccessivamente fiduciosi su una rapida normalizzazione dei flussi di petrolio dal Golfo Persico. In realtà, avvertono gli strategist, eventuali ritardi nella ripresa delle forniture o una nuova escalation potrebbero generare forti pressioni rialziste sui prezzi. Nonostante il mercato petrolifero appaia tecnicamente in area di ipervenduto, la dinamica di fondo resta fragile e legata all’evoluzione del quadro geopolitico.