Oro e argento aprono la settimana in calo, mentre i mercati restano concentrati sugli sviluppi della tregua tra Stati Uniti e Iran. Nonostante l'accordo per sospendere le recenti ostilità e riprendere i negoziati sullo Stretto di Hormuz, gli investitori continuano a temere che nuove tensioni possano alimentare l'inflazione attraverso il rialzo dei prezzi dell'energia.
L'oro spot cede lo 0,9% a 4.049,90 dollari l'oncia, mentre i future con scadenza ad agosto arretrano dello 0,8% a 4.063,50 dollari. In flessione anche l'argento, con il prezzo spot in calo di quasi il 2% a 57,99 dollari l'oncia.
A pesare sul metallo giallo sono anche le aspettative di una Federal Reserve orientata a mantenere una politica monetaria restrittiva. Il rialzo del petrolio alimenta infatti i timori di un ritorno delle pressioni inflazionistiche, rafforzando le scommesse su tassi d'interesse elevati, uno scenario che riduce l'attrattiva dell'oro, tradizionale bene rifugio ma privo di rendimento.
L'attenzione degli operatori si sposta ora sui dati macroeconomici statunitensi in uscita nei prossimi giorni, in particolare sull'occupazione privata ADP e sulle buste paga del settore non agricolo, indicatori che potrebbero fornire nuove indicazioni sulle prossime mosse della Federal Reserve.
