Greggio a 76 dollari al barile: ritorno ai livelli pre-guerra


Il greggio è tornato intorno ai 76 dollari al barile, riportandosi su livelli vicini a quelli precedenti l’escalation del conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.


Il movimento è stato guidato soprattutto dal calo delle tensioni sullo Stretto di Hormuz, dopo che i timori di possibili interruzioni del traffico petrolifero nella regione si sono attenuati. Questo ha ridotto il “premio di rischio geopolitico” incorporato nei prezzi nelle settimane precedenti.


Il Brent crude, riferimento internazionale, è sceso fino a circa 75,68 dollari al barile, mentre il West Texas Intermediate si è attestato poco sopra i 71 dollari. Il ritorno verso questi livelli indica che il mercato sta progressivamente rimuovendo la componente speculativa legata al rischio guerra.


In parallelo, negli Stati Uniti si è riacceso il dibattito politico sui prezzi alla pompa. Il presidente Donald Trump ha accusato le compagnie petrolifere di non trasferire ai consumatori il calo del greggio, sostenendo che i prezzi della benzina dovrebbero scendere più rapidamente. Ha inoltre chiesto al Dipartimento di Giustizia di valutare eventuali pratiche scorrette o di “gouging”.


In sintesi, il mercato del petrolio sta rientrando sui livelli pre-crisi, ma resta sotto osservazione per possibili nuove tensioni geopolitiche e per l’andamento della domanda globale.