I prezzi del petrolio hanno registrato forti oscillazioni nelle ultime ore, influenzati dall'alternarsi di segnali di distensione diplomatica e nuove tensioni tra Stati Uniti e Iran.
Le quotazioni del greggio erano inizialmente salite dopo che il presidente statunitense Donald Trump aveva minacciato una possibile ripresa delle operazioni militari contro Teheran, alimentando i timori di un'escalation nella regione mediorientale. Successivamente, però, i mercati hanno invertito la rotta dopo l'avvio di colloqui diretti tra funzionari americani e iraniani in Svizzera.
L'incontro, tenutosi presso il resort di Bürgenstock, ha visto la partecipazione del vicepresidente statunitense JD Vance e di rappresentanti iraniani. Al termine dei negoziati, i mediatori Qatar e Pakistan hanno annunciato che le due parti hanno concordato una tabella di marcia finalizzata al raggiungimento di un accordo definitivo entro 60 giorni.
In una dichiarazione congiunta, i mediatori hanno reso noto che le trattative tecniche proseguiranno per tutta la settimana e che verrà istituito un comitato ad alto livello incaricato di supervisionare il processo di mediazione.
Nonostante i progressi diplomatici, permane l'incertezza. Le dichiarazioni di Trump, rilasciate domenica, hanno infatti riacceso i dubbi sulla tenuta del fragile accordo di pace temporaneo raggiunto la scorsa settimana. A complicare ulteriormente il quadro è stata la decisione annunciata da Teheran di chiudere nuovamente lo Stretto di Hormuz, passaggio strategico attraverso il quale transita una quota significativa delle esportazioni mondiali di petrolio.
Sul fronte dei mercati energetici, il Brent, riferimento internazionale per il prezzo del greggio, dopo un iniziale rialzo nelle contrattazioni asiatiche è tornato in territorio negativo, scendendo dell'1,09% a 79,69 dollari al barile. Anche il West Texas Intermediate (WTI) statunitense ha ridotto i guadagni accumulati nelle prime ore di contrattazione, registrando un calo dello 0,38% a 76,89 dollari al barile.
Gli investitori continuano a monitorare con attenzione l'evoluzione dei colloqui tra Washington e Teheran, consapevoli che qualsiasi sviluppo sul piano diplomatico o militare potrebbe avere ripercussioni immediate sui mercati energetici globali.
