Asia contrastata, il Nikkei aggiorna i record. Cina in forte rialzo, pesa Hong Kong



Seduta dai toni contrastati per le principali Borse asiatiche, con gli investitori impegnati a valutare i progressi nei negoziati tra Stati Uniti e Iran e in attesa dei prossimi dati sull'inflazione americana, che potrebbero influenzare le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve.


A catalizzare l'attenzione è stata Tokyo, dove il Nikkei 225 ha aggiornato i massimi storici chiudendo in rialzo dell'1,55% a 72.353,96 punti. Il listino giapponese ha beneficiato dell'ottimismo sul comparto tecnologico e della tenuta dell'economia domestica, confermando il forte slancio che caratterizza il mercato azionario nipponico negli ultimi mesi.

In positivo anche l'India, con il Nifty 50 che ha terminato gli scambi in progresso dello 0,48% a 24.128 punti, mentre la Corea del Sud ha archiviato la seduta con un guadagno dello 0,69%, sostenuta dagli acquisti sui titoli tecnologici e industriali.


Andamento più debole per Hong Kong, dove l'Hang Seng ha ceduto lo 0,65% a 23.768 punti, frenato dalle prese di profitto su alcuni dei principali titoli del comparto immobiliare e tecnologico.

Le Borse della Cina continentale hanno invece registrato una seduta brillante. L'indice di Shanghai è salito dell'1,78% a 4.163 punti, mentre il CSI 300 ha guadagnato il 2,39%, sostenuto dalle aspettative di ulteriori misure di sostegno all'economia da parte delle autorità di Pechino.


In controtendenza l'Australia, con l'S&P/ASX 200 che ha chiuso in lieve calo (-0,14%) a 8.816 punti, penalizzato dalla debolezza dei titoli legati alle materie prime e dal clima di prudenza che precede i principali appuntamenti macroeconomici della settimana.


L'attenzione degli investitori resta ora rivolta agli Stati Uniti, dove i futures di Wall Street si muovono in ribasso mentre il mercato attende la pubblicazione dell'indice PCE, la misura dell'inflazione preferita dalla Federal Reserve. Sullo sfondo continuano inoltre a influenzare il sentiment globale gli sviluppi delle trattative tra Washington e Teheran, che potrebbero avere ripercussioni dirette sull'andamento dei prezzi energetici e sulla propensione al rischio degli operatori.