L’accordo USA-Iran sostiene Wall Street, ma pesa ancora la linea dura della Fed

Wall Street recupera dopo il sell-off. Gli investitori premiano il disgelo in Medio Oriente e il calo del petrolio, ma restano sotto osservazione tassi e Fed.


Apertura positiva a New York: rimbalzo per S&P 500, Nasdaq e Dow Jones

Wall Street ha aperto la seduta del 18 giugno 2026 in territorio positivo, sostenuta dall’ottimismo generato dall’intesa raggiunta tra Stati Uniti e Iran e dal conseguente calo dei prezzi energetici. Nelle prime battute delle contrattazioni:


  1. S&P 500: +0,9% circa, in area 7.485 punti
  2. Nasdaq Composite: +1,3% circa, sopra quota 26.350 punti
  3. Dow Jones Industrial Average: +0,7% circa, intorno a 51.850 punti


Il recupero segue la pesante correzione registrata nella seduta precedente, quando i mercati avevano reagito negativamente alle indicazioni della Federal Reserve. Il nuovo presidente della banca centrale, Kevin Warsh, ha infatti mantenuto invariati i tassi d’interesse ma ha lasciato intendere la possibilità di ulteriori rialzi nei prossimi mesi per contrastare le persistenti pressioni inflazionistiche.


A sostenere il Nasdaq sono soprattutto i titoli tecnologici e dei semiconduttori, con il comparto chip che beneficia dell’annuncio di una partnership industriale tra Apple e Intel per la produzione di semiconduttori negli Stati Uniti.


Geopolitica e petrolio: l’accordo USA-Iran cambia il sentiment degli investitori

La notizia che ha maggiormente influenzato i mercati nelle ultime ore è l’accordo preliminare raggiunto tra Washington e Teheran, che estende il cessate il fuoco già in vigore e prevede il ripristino della piena navigazione commerciale nello Stretto di Hormuz. L’intesa ha immediatamente avuto effetti sui mercati energetici:


  1. Petrolio WTI in calo di circa il 3%
  2. Brent sotto pressione ai minimi degli ultimi tre mesi
  3. Riduzione dei timori per nuove interruzioni delle forniture energetiche globali


Per gli investitori, la diminuzione del rischio geopolitico implica una possibile riduzione delle pressioni inflazionistiche nei prossimi trimestri. Il calo del greggio è stato quindi interpretato come un elemento favorevole sia per i consumatori sia per le imprese.


Restano tuttavia alcune incognite legate alla tenuta dell’accordo, che non affronta ancora temi delicati come il programma nucleare iraniano e altri dossier aperti in Medio Oriente.


Fed, inflazione e trimestrali: i fattori economici sotto osservazione

Sul fronte macroeconomico, il mercato continua a confrontarsi con il messaggio lanciato dalla Federal Reserve. Le indicazioni emerse dall’ultima riunione mostrano:


  1. Tassi mantenuti tra il 3,50% e il 3,75%
  2. Possibile rialzo entro l’autunno
  3. Inflazione ancora considerata superiore agli obiettivi di lungo periodo
  4. Mercato del lavoro che rimane solido


L’orientamento più restrittivo della banca centrale aveva provocato ieri una flessione superiore all’1% per i principali indici statunitensi. Oggi, tuttavia, l’effetto positivo del miglioramento del quadro geopolitico sembra prevalere sulle preoccupazioni monetarie.


Tra i titoli osservati dagli operatori spicca Intel, in forte rialzo grazie all’accordo con Apple, mentre alcune società della grande distribuzione e della consulenza hanno mostrato debolezza dopo risultati trimestrali inferiori alle attese.


Nel complesso, l’apertura di Wall Street evidenzia un ritorno della propensione al rischio, favorito dalla distensione tra Stati Uniti e Iran e dal conseguente ridimensionamento dei prezzi energetici. La sostenibilità del recupero dipenderà però dall’evoluzione delle aspettative sui tassi e dalla capacità della Fed di riportare l’inflazione sotto controllo senza compromettere la crescita economica.


Andrea Pelucchi