Asia in forte rialzo. Nikkei vola del 5%, mercati sostenuti dall'accordo USA-Iran

Asia in rally dopo l'allentamento delle tensioni geopolitiche. Tokyo guida i rialzi, bene anche Shanghai, Hong Kong e Seul.


Le principali Borse asiatiche hanno chiuso la seduta del 15 giugno 2026 in deciso territorio positivo, sostenute dal miglioramento del quadro geopolitico in Medio Oriente e dal forte calo delle quotazioni petrolifere. Gli investitori hanno accolto con favore l'annuncio di un'intesa preliminare tra Stati Uniti e Iran che dovrebbe consentire la riapertura dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il commercio energetico globale. Reuters, Financial Times e Associated Press segnalano come la prospettiva di una normalizzazione dei flussi petroliferi abbia alimentato un deciso ritorno dell'appetito per il rischio sui mercati internazionali.


Chiusura dei principali indici asiatici

La seduta si è conclusa con acquisti diffusi su tutto il comparto azionario asiatico:


  1. Nikkei 225 (Tokyo): 69.317,50 punti (+4,99%)
  2. Hang Seng (Hong Kong): 24.842,67 punti (+0,50%)
  3. Shanghai Composite: 4.096,47 punti (+1,61%)
  4. Kospi (Seul): rialzo vicino al 5%-6% secondo le principali rilevazioni di mercato della giornata


Tokyo è stata la piazza migliore della regione, con il Nikkei che ha aggiornato i massimi storici grazie al forte recupero dei titoli tecnologici, dei semiconduttori e delle compagnie aeree. Anche il mercato sudcoreano ha beneficiato della rotazione verso i titoli growth e dell'ottimismo sul comparto dei chip, mentre Shanghai e Hong Kong hanno tratto vantaggio dal miglioramento del sentiment globale e dalla riduzione dei timori legati ai costi energetici.


Geopolitica ed economia: i fattori che hanno mosso i mercati

L'elemento dominante della giornata è stato il progresso nei negoziati tra Washington e Teheran. L'accordo preliminare annunciato nel fine settimana prevede la riapertura dello Stretto di Hormuz e una progressiva riduzione delle tensioni che avevano caratterizzato gli ultimi mesi. La prospettiva di un ritorno alla normalità nelle forniture energetiche ha provocato una brusca discesa del prezzo del petrolio, con effetti immediati sulle aspettative di inflazione globale. Tra i principali fattori che hanno sostenuto le Borse asiatiche:


  1. calo del petrolio dopo l'intesa USA-Iran;
  2. riduzione dei rischi per le catene di approvvigionamento energetico;
  3. recupero dei titoli tecnologici e dei semiconduttori;
  4. aspettative di inflazione più contenuta nei principali Paesi importatori di energia;
  5. attesa per le prossime decisioni di politica monetaria della Federal Reserve e della Bank of Japan.


Gli analisti evidenziano che il Giappone e la Corea del Sud, fortemente dipendenti dalle importazioni energetiche, sono stati i maggiori beneficiari della discesa del greggio. Sul fronte macroeconomico, gli investitori restano inoltre concentrati sulle riunioni delle principali banche centrali della settimana, che potrebbero fornire indicazioni decisive sull'evoluzione dei tassi d'interesse nella seconda metà dell'anno.


Andrea Pelucchi