Commodities contrastate, tra tensioni e tassi interesse
La seduta del 5 giugno 2026 si apre con un andamento contrastato per le principali commodities internazionali. Dopo i forti rialzi registrati nelle ultime settimane, il comparto energetico mostra segnali di consolidamento, mentre i metalli preziosi accusano prese di profitto in un contesto caratterizzato da persistenti tensioni geopolitiche e aspettative di tassi d'interesse elevati più a lungo.
Secondo le rilevazioni di mercato, l'oro quota circa 4.490 dollari l'oncia (-0,32%), l'argento 72,90 dollari l'oncia (-1,44%), il WTI 92,77 dollari al barile (-0,29%), il Brent 95,50 dollari (-0,06%) e il Natural Gas 3,34 dollari per MMBtu, sostanzialmente invariato rispetto alla chiusura precedente. Le quotazioni riflettono una fase di cautela degli investitori dopo l'elevata volatilità osservata negli ultimi giorni.
Andamento delle principali commodities
- Oro: 4.490 $/oncia (-0,32%)
- Argento: 72,90 $/oncia (-1,44%)
- WTI Oil: 92,77 $/barile (-0,29%)
- Brent Oil: 95,50 $/barile (-0,06%)
- Natural Gas: 3,34 $/MMBtu (circa invariato)
Sul fronte geopolitico, il principale fattore che continua a influenzare i mercati è l'evoluzione delle tensioni in Medio Oriente. Gli operatori seguono con attenzione gli sviluppi tra Iran, Israele e Stati Uniti, nonché la situazione nell'area dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per circa un quinto delle forniture petrolifere mondiali. L'alternanza tra timori di escalation e speranze di una soluzione diplomatica ha provocato forti oscillazioni nel prezzo del greggio durante l'intera settimana, mantenendo elevato il premio per il rischio incorporato nelle quotazioni energetiche.
Sul piano macroeconomico, l'attenzione è concentrata sui dati del mercato del lavoro statunitense e sulle prossime decisioni della Federal Reserve. Il recente rialzo dei prezzi energetici ha alimentato i timori di una nuova pressione inflazionistica, spingendo parte degli investitori a rivedere le aspettative sui tassi d'interesse. Questo scenario penalizza soprattutto oro e argento, che tendono a soffrire quando aumenta la prospettiva di rendimenti obbligazionari più elevati.
Parallelamente, le ultime indicazioni sull'economia globale mostrano una crescita ancora resiliente negli Stati Uniti, mentre la FAO ha segnalato una lieve flessione dei prezzi alimentari mondiali nel mese di maggio, elemento che potrebbe contribuire ad attenuare alcune pressioni inflazionistiche nel medio termine. Nel complesso, il mix tra rischio geopolitico, inflazione e politica monetaria continua a rappresentare il principale motore delle materie prime a livello globale.
Andrea Pelucchi

