Petrolio in allarme: Birol avverte, “mercato in zona rossa entro l’estate” se resta chiuso lo Stretto di Hormuz

Il blocco dello Stretto di Hormuz e lo stop ai rifornimenti dal Medio Oriente alimentano i timori di una crisi energetica globale.


Il mercato petrolifero potrebbe entrare in una “zona rossa” già entro luglio se lo Stretto di Hormuz non dovesse riaprire in vista della stagione estiva. Lo ha dichiarato Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell'Energia.


Secondo Birol, se lo Stretto dovesse rimanere chiuso e i rifornimenti di petrolio dal Medio Oriente continuassero a essere bloccati, il progressivo esaurimento delle scorte globali, unito all’aumento della domanda legato ai viaggi estivi, potrebbe spingere il mercato petrolifero in una situazione critica tra luglio e agosto. Birol non ha però fornito ulteriori dettagli.


Le dichiarazioni sono state rilasciate nel corso di un incontro organizzato dalla Chatham House, dedicato alla crisi dello Stretto di Hormuz e alle sue implicazioni per la sicurezza energetica globale.


In condizioni normali, circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (GNL) mondiale transita attraverso lo Stretto di Hormuz, una delle rotte energetiche più strategiche del pianeta. Tuttavia, il traffico marittimo nella zona si è quasi completamente fermato dall’inizio degli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro l’Iran, avviati il 28 febbraio.


Attualmente, il Brent Crude è salito a 108,71 dollari al barile (+3,51%). Anche il WTI Crude Oil avanza con decisione, raggiungendo quota 102,12 dollari al barile, in crescita di 3,86 dollari (+3,93%), con oltre 105 mila contratti scambiati. I rialzi riflettono le crescenti preoccupazioni dei mercati per la crisi nello Stretto di Hormuz e per il rischio di un prolungato blocco delle forniture energetiche dal Medio Oriente.