Europa cauta, ma la volatilità resta elevata: I paesi del golfo non vogliono più la guerra

Le Borse europee aprono in rialzo sostenute dalle speranze di un accordo diplomatico sul dossier iraniano dopo le dichiarazioni di Donald Trump. Resta però alta la volatilità, con gli investitori ancora prudenti


Le Borse europee aprono in territorio positivo, ma il clima sui mercati resta segnato da una volatilità persistente, alimentata dall’incertezza geopolitica e dall’attesa di sviluppi concreti sul fronte diplomatico in Medio Oriente.


A guidare i rialzi è il DAX di Francoforte, che sale dell’1,10% a 24.574 punti, seguito dal CAC 40 di Parigi (+0,77%) e dal STOXX Europe 600 che guadagna lo 0,72%. Positiva anche Londra con il FTSE 100 a +0,59%, mentre a Milano il FTSE MIB avanza più cautamente dello 0,21% a 48.769 punti. In rialzo anche Madrid con l’IBEX 35 (+0,37%). Il rimbalzo degli indici riflette il ritorno di un moderato appetito per il rischio, sostenuto dalle aspettative di un possibile accordo diplomatico “as soon as possible” sul dossier iraniano.


A sostenere il sentiment sono state soprattutto le parole di Donald Trump, che ha dichiarato: “A Deal will be made, which will be very acceptable to the United States of America, as well as all Countries in the Middle East, and beyond. This Deal will include, importantly, NO NUCLEAR WEAPONS FOR IRAN!”.


Più delle parole del tycoon, tuttavia, a mantenere positive le Borse è la convinzione che i Paesi del Golfo abbiano contribuito a fermare l’attacco precedentemente ipotizzato dagli Stati Uniti. I Paesi arabi sembrano infatti intenzionati a evitare un’ulteriore escalation militare nella regione, elemento che il mercato interpreta come un primo segnale concreto di de-escalation. Le dichiarazioni di Trump arriverebbero quindi in un contesto di tensioni già parzialmente raffreddate. Si aprono ora ore decisive per la possibile definizione di un accordo finale.


Nonostante il tono ottimistico delle dichiarazioni, gli operatori continuano però a muoversi con prudenza. I numeri dell’apertura europea sottolineano infatti un mercato ancora fragile, dove ogni segnale politico o geopolitico genera rapide rotazioni tra asset difensivi e titoli più esposti al rischio.


Sul fronte delle commodity, il petrolio ha registrato una brusca flessione nella notte dopo le dichiarazioni di Donald Trump sul possibile accordo con l’Iran. Il greggio internazionale Brent Crude con consegna a luglio ha perso il 2,04%, scendendo a 109,81 dollari al barile alle 5 del mattino di Londra, mentre il West Texas Intermediate ha ceduto l’1,12% attestandosi a 107,44 dollari al barile.


Il calo del petrolio riflette le aspettative del mercato su un possibile allentamento delle tensioni geopolitiche in Medio Oriente e su un potenziale aumento dell’offerta globale in caso di accordo con Teheran. Anche in questo caso, tuttavia, gli operatori mantengono un approccio prudente: la reazione delle commodity evidenzia infatti quanto il mercato resti estremamente sensibile alle dichiarazioni politiche, in un contesto dominato da volatilità elevata e movimenti rapidi sui prezzi energetici.


L’impressione prevalente tra gli investitori è che i mercati stiano prezzando più la speranza di un accordo che certezze reali. Per questo motivo la volatilità resta elevata: i listini reagiscono positivamente alle prospettive di distensione, ma mantengono una struttura nervosa, consapevoli che eventuali ritardi o tensioni potrebbero rapidamente invertire il sentiment.