Le principali borse asiatiche hanno chiuso la seduta del 18 maggio 2026 in territorio prevalentemente negativo, in un clima di crescente prudenza da parte degli investitori internazionali. A pesare sui listini sono stati soprattutto i timori legati alle tensioni geopolitiche in Medio Oriente, la debolezza del comparto tecnologico e le attese per le prossime decisioni delle banche centrali globali.
Il mercato giapponese ha registrato una delle peggiori performance della giornata, mentre Hong Kong ha sofferto la pressione sui titoli tecnologici. Più contenute invece le perdite della borsa cinese di Shanghai, sostenuta da alcuni segnali di stabilizzazione dell’economia domestica.
Nikkei e Hang Seng in forte ribasso: il tech trascina giù i listini
La borsa di Tokyo ha archiviato la seduta in netto calo, con il Nikkei 225 che ha chiuso a 60.747 punti, in ribasso dell’1,08%. A influire negativamente è stata soprattutto la correzione del comparto tecnologico e dei semiconduttori, dopo le prese di profitto registrate a Wall Street nelle ultime ore.
Anche Hong Kong ha vissuto una giornata difficile: l’Hang Seng ha terminato gli scambi a 25.579 punti, in calo dell’1,48%, penalizzato dai titoli tech e dalle preoccupazioni legate al rallentamento della domanda globale.
Più stabile invece la Cina continentale, con lo Shanghai Composite che ha limitato le perdite chiudendo a 4.132 punti (-0,09%). In Corea del Sud, il Kospi ha mostrato debolezza per tutta la seduta, risentendo delle vendite sui grandi gruppi industriali ed elettronici.
Principali chiusure della giornata
- Nikkei 225 (Giappone): 60.747 punti (-1,08%)
- Hang Seng (Hong Kong): 25.579 punti (-1,48%)
- Shanghai Composite (Cina): 4.132 punti (-0,09%)
- Kospi (Corea del Sud): seduta debole e volatile
Geopolitica e banche centrali: cresce la cautela degli investitori
Tra i principali fattori che hanno condizionato la seduta asiatica figurano le rinnovate tensioni geopolitiche in Medio Oriente. I mercati monitorano con attenzione i rapporti tra Stati Uniti e Iran, soprattutto per le possibili conseguenze sul traffico energetico nello Stretto di Hormuz, area strategica per il commercio mondiale di petrolio.
L’aumento dell’incertezza internazionale ha spinto molti investitori verso asset considerati più sicuri, riducendo l’esposizione ai mercati azionari asiatici. Contestualmente, continuano le preoccupazioni per le prossime mosse della Federal Reserve e della Bank of Japan. Gli operatori temono che l’inflazione ancora elevata possa ritardare eventuali tagli dei tassi d’interesse nel corso dell’anno.
Anche la situazione economica cinese resta osservata speciale. Nonostante alcuni dati macroeconomici abbiano mostrato segnali di miglioramento, persistono dubbi sulla solidità della ripresa interna e sulla tenuta dei consumi.
I fattori che hanno pesato sui mercati
- tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran;
- volatilità del comparto tecnologico globale;
- attese sulle decisioni della Federal Reserve;
- incertezze sulla crescita economica cinese;
- prese di profitto sui titoli legati all’intelligenza artificiale.
Gli investitori guardano ora ai prossimi dati macroeconomici internazionali e agli sviluppi geopolitici, che potrebbero influenzare l’andamento dei mercati finanziari asiatici nelle prossime settimane.
Andrea Pelucchi
