Apertura negativa per i listini europei, con vendite diffuse su tutti i principali indici dopo una settimana dominata dai dati macro USA più forti delle attese. Il ritorno delle pressioni inflazionistiche alimenta il timore di una Federal Reserve più prudente sui tagli dei tassi, spingendo gli investitori verso un approccio risk-off.
Lo STOXX 600 cede lo 0,95% a 610 punti, mentre il DAX perde oltre l’1,3%, zavorrato dai titoli industriali ed export-oriented più sensibili ai rendimenti obbligazionari. Debole anche il CAC 40 (-1,0%) e il FTSE 100 (-0,9%), con Londra che sconta anche l’incertezza politica legata alle crescenti tensioni interne al governo Starmer.
Tra i peggiori il FTSE MIB, in calo dell’1,38% sotto quota 49.400 punti, penalizzato dalle prese di profitto sul comparto bancario e industriale dopo il forte rally delle ultime settimane. Il mercato italiano resta particolarmente esposto all’aumento dell’avversione al rischio e all’allargamento degli spread europei.
Il focus degli operatori rimane sull’evoluzione dell’inflazione americana: i recenti dati superiori alle attese rafforzano lo scenario “higher for longer”, con rendimenti governativi in rialzo e pressione sui multipli azionari. In questo contesto, i flussi si stanno orientando verso asset più difensivi, mentre ciclici e finanziari guidano le vendite.
Nel breve termine il sentiment resta fragile: senza segnali di raffreddamento dell’inflazione o indicazioni più accomodanti dalle banche centrali, i mercati europei potrebbero proseguire la fase correttiva avviata in settimana.
