Wall Street apre cauta, inflazione e Fed pesano sui mercati

Listini USA contrastati in avvio di seduta: salgono i Treasury, tecnologia resiliente e timori su tassi alti più a lungo.


Inflazione e Fed frenano l’avvio di Wall Street

Apertura prudente oggi, 13 maggio 2026, per Wall Street, con gli investitori concentrati sui nuovi dati macroeconomici statunitensi e sulle possibili prossime mosse della Federal Reserve. In avvio di seduta il Dow Jones ha registrato un lieve calo, mentre S&P 500 e Nasdaq hanno oscillato attorno alla parità, sostenuti soprattutto dal comparto tecnologico.


In avvio di seduta, il Dow Jones Industrial Average ha perso circa lo 0,17%, scendendo a 49.674 punti, mentre lo S&P 500 è rimasto poco sopra la parità con un rialzo dello 0,11%. Meglio il Nasdaq Composite, sostenuto dai tecnologici, in crescita dello 0,23% a oltre 26.100 punti.


A pesare sul sentiment dei mercati sono stati i dati sull’inflazione americana, risultati superiori alle attese. Dopo il recente rialzo dei prezzi al consumo, anche i dati sui prezzi alla produzione hanno rafforzato i timori di una Fed ancora aggressiva sul fronte dei tassi d’interesse. Gli investitori temono infatti che eventuali tagli del costo del denaro possano slittare ulteriormente nei prossimi mesi.


Tecnologia e Treasury sotto osservazione

Il Nasdaq prova comunque a mantenere un’impostazione positiva grazie al recupero dei titoli tecnologici e delle società legate all’intelligenza artificiale, tornate al centro degli acquisti dopo le recenti prese di profitto. Il mercato guarda inoltre con attenzione alle prossime trimestrali delle grandi aziende tech, considerate decisive per confermare la forza del settore.


Nel frattempo, il mercato obbligazionario segnala un aumento della tensione: i rendimenti dei Treasury americani sono tornati a salire, con il trentennale oltre il 5%. Un movimento che riflette aspettative di politica monetaria ancora restrittiva e un contesto di mercato caratterizzato da forte cautela.


Petrolio alto e incertezza globale

A contribuire all’incertezza restano anche le tensioni geopolitiche internazionali, in particolare in Medio Oriente, che continuano a sostenere il prezzo del petrolio. Il greggio sopra i 100 dollari al barile alimenta ulteriori pressioni inflazionistiche e aumenta le preoccupazioni degli operatori sui possibili effetti sull’economia globale.


Gli investitori continueranno ora a monitorare i prossimi dati economici e gli interventi dei membri della Federal Reserve per capire se l’economia americana riuscirà a mantenere una crescita stabile senza nuove accelerazioni dell’inflazione.


Andrea Pelucchi