Le Borse europee aprono la seduta di giovedì in territorio positivo, mentre gli investitori attendono con attenzione possibili sviluppi diplomatici tra Stati Uniti e Iran che possano portare a una de-escalation del conflitto in Medio Oriente. Il clima sui mercati resta prudente, ma prevale un moderato ottimismo legato all’ipotesi di un accordo che possa ridurre le tensioni geopolitiche e stabilizzare i prezzi energetici.
Lo STOXX 600 registra un lieve rialzo dello 0,05% a 623,59 punti, confermando un trend positivo sostenuto anche dal DAX di Francoforte, che guadagna lo 0,13% salendo a 24.952,14 punti. Bene anche il CAC 40 di Parigi, in crescita dello 0,33% a 8.326,78 punti. Più debole invece Londra, con il FTSE 100 in calo dello 0,45% a 10.391,53 punti, mentre Piazza Affari resta sostanzialmente piatta: il FTSE MIB cede infatti lo 0,04% attestandosi a 49.678,57 punti. Nel complesso, i mercati mostrano un atteggiamento attendista, in attesa di nuovi segnali macroeconomici e politici.
Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha dichiarato che “l’Iran ha molte possibilità di accettare l’accordo”; in caso contrario, “i bombardamenti riprenderanno e saranno molto più intensi rispetto a quelli effettuati finora”. Le parole del tycoon alimentano ancora una volta le speranze dei mercati per una possibile soluzione diplomatica, nonostante il contesto resti estremamente fragile. Gli investitori continuano infatti a puntare su una possibile de-escalation nel breve termine.
Sul fronte energetico prevalgono invece le vendite, con il comparto delle materie prime che registra una flessione generalizzata dopo i recenti rialzi legati alle tensioni geopolitiche. Il Brent arretra dell’1,25% a quota 100 dollari al barile, mentre il WTI scende dell’1,38% a 93,77 dollari. In calo anche il gas naturale, che perde lo 0,51% attestandosi a 2,716 dollari, insieme alla benzina RBOB, in ribasso dello 0,63% a 3,438 dollari. Tra i greggi mediorientali, il Murban Crude registra la performance peggiore della seduta con un calo dell’1,82% a 96,5 dollari al barile. I movimenti riflettono prese di profitto e un momentaneo raffreddamento delle tensioni sui mercati energetici internazionali.
