Europa riapre in rosso. Continua lo shock energetico: petrolio sopra i 100$ e Descalzi rilancia sull’ipotesi del gas russo.
Benedetta Zimone
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Apertura nuovamente in negativo per i principali indici europei nella prima seduta della settimana. Il mancato raggiungimento di un accordo tra Iran e Stati Uniti ha influenzato nuovamente il sentiment dei mercati: gli investitori continuano a monitorare con attenzione l’evoluzione della situazione in Medio Oriente, mantenendo un atteggiamento prudente e decisamente scettico.
Indici europei in ribasso
In apertura di seduta, i principali listini europei si muovono in territorio negativo, confermando un sentiment prudente tra gli investitori. Lo STOXX 600 arretra dello 0,69% a 610,62 punti, mentre il DAX tedesco registra una flessione più marcata dello 0,99% a 23.569 punti. Debole anche il CAC 40 francese (-0,95%) e il FTSE 100 britannico, che limita le perdite allo 0,43%. A Piazza Affari, il FTSE MIB cede lo 0,82% a 47.219 punti. Il quadro complessivo evidenzia un’apertura in downtrend diffuso sui mercati europei, con pressioni generalizzate legate a prese di profitto e a un clima di cautela in attesa di nuovi catalizzatori macroeconomici.
Crisi energetica: torna il rally del petrolio
A seguito del mancato dialogo tra le parti, il presidente Donald Trump avrebbe ordinato un blocco navale nello Stretto di Hormuz, facendo schizzare nuovamente il petrolio sopra i 100 dollari al barile. Il Brent crude oil sale a 101,83 dollari al barile, in crescita del 6,96%, mentre il greggio WTI avanza a 103,59 dollari (+7,27%). Più contenuto il movimento del Natural gas, che si attesta a 2,674 dollari con un incremento dello 0,98%. Il quadro evidenzia uno shock rialzista sul petrolio, con movimenti molto più marcati rispetto al gas naturale, segnalando tensioni sull’offerta e timori per possibili interruzioni dei flussi globali.
Descalzi: “Bisogna sbloccare il gas russo”
La crisi energetica continua a destare forte preoccupazione a livello globale. I principali leader politici, e non solo, sono alla ricerca di soluzioni rapide per contenere, anche solo temporaneamente, la crescita dei prezzi delle commodity energetiche. Sul tavolo restano diverse proposte, spesso divergenti, tra cui quella del CEO di Eni, Claudio Descalzi, che ha suggerito di sbloccare l’import di gas russo a partire dal 2027, durante il suo intervento alla Scuola di Formazione della Lega a Roma.
Secondo Descalzi, sul fronte energetico è fondamentale puntare sulla diversificazione delle fonti, sulla creazione di un mercato unico del gas e sullo sviluppo di infrastrutture in grado di garantire un’abbondanza di offerta in caso di necessità. Tuttavia, l’Unione Europea non dispone ancora di una strategia strutturata per la sicurezza energetica. Per il momento, da Bruxelles arrivano soprattutto indicazioni rivolte ai cittadini su come ridurre i consumi.
“Le energie rinnovabili restano importanti, ma devono essere considerate come un complemento, non come una soluzione esclusiva”, ha commentato l’amministratore delegato di Eni.
