Accordo USA‑Iran fragile: Wall Street torna in rosso

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Benedetta Zimone

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Già segnali deboli per quanto riguarda la tregua tra Medio Oriente e Stati Uniti e, Wall Street non tarda a reagire. A poche ore dall'accordo, Israele è tornato ad attaccare il Libano, facendo inalberare così l'Iran, che ha immediatamente rimesso le restrizioni sullo stretto di Hormuz, facendo crollare i principali indici di Mercato e impennare (nuovamente) il petrolio.


Ribasso dei principali indici


Nelle ultime rilevazioni di mercato, il Dow Jones Industrial Average (DJIA) si attesta a 47.777,49 punti, registrando un calo di 132,43 punti (-0,28%) e confermando un trend ribassista. Anche l’S&P 500 mostra una lieve flessione, scendendo a 6.775,36 punti (-0,11%), mentre il Nasdaq Composite perde lo 0,05% attestandosi a 22.623,11 punti, indicando una debolezza generalizzata soprattutto nel comparto tecnologico. In controtendenza, invece, il Russell 2000 registra una forte crescita, salendo del 2,97% a 2.620,459 punti: un segnale di maggiore interesse degli investitori verso le società a piccola capitalizzazione, spesso considerate più sensibili alle prospettive economiche interne.


Il rally del petrolio non rallenta


Il rally del petrolio non rallenta e, nonostante un cessate il fuoco fragile, il volume complessivo del traffico attraverso lo stretto non ha ancora mostrato segnali concreti di ripresa. Finora, infatti, solo alcune navi portarinfuse — impiegate per il trasporto di merci secche e non di greggio — hanno attraversato questo passaggio strategico. Nella giornata odierna, i prezzi del petrolio sono tornati a salire, contribuendo a esercitare ulteriore pressione sui mercati azionari, anche alla luce del rafforzato controllo dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. I futures sul West Texas Intermediate sono balzati di oltre il 5%, superando nuovamente la soglia dei 100 dollari al barile, mentre quelli sul Brent Crude hanno registrato un incremento del 4%, attestandosi sopra i 98 dollari al barile.


I metalli stanno nuovamente assumendo il loro ruolo di beni rifugio.


In questo contesto di crescente incertezza geopolitica, i metalli preziosi tornano a svolgere il loro tradizionale ruolo di beni rifugio. L’oro registra un moderato rialzo dello 0,43%, raggiungendo quota 4.796 dollari l’oncia, sostenuto dalla ricerca di sicurezza da parte degli investitori e dal clima di tensione sui mercati globali. Anche il platino si muove in territorio positivo, con un aumento dello 0,48%, confermando un rinnovato interesse verso il comparto dei metalli preziosi. Sebbene i rialzi siano contenuti rispetto a quelli del petrolio, il movimento segnala una graduale rotazione degli investimenti verso asset considerati più difensivi in fasi di instabilità economica e politica.