Wall Street apre ancora in negativo, continua il rally del petrolio, ma Trump: «Mi aspettavo di peggio»
Benedetta Zimone
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Anche per Wall Street l’apertura di giovedì è stata in territorio negativo. Gli Stati Uniti e l’Iran non riescono a trovare un compromesso per porre fine al conflitto e i mercati ne risentono.
Nel dettaglio, il Dow Jones Industrial Average perde lo 0,49% a 46.203,64 punti, il Nasdaq Composite cede l’1,15% a 21.678,80 punti, mentre lo S&P 500 lascia sul terreno lo 0,78% a 6.541,79 punti. Dati completamente differenti rispetto a quelli dell’apertura del giorno precedente, a conferma di una volatilità che resta un elemento costante nei mercati americani.
Petrolio e gas rimangono i protagonisti indiscussi di questo scenario geopolitico altamente instabile. Il Brent torna a superare i 107 dollari al barile, mentre i futures sul West Texas Intermediate (WTI) degli Stati Uniti salgono del 3,6% a 93,61 dollari al barile.
Tuttavia, Donald Trump, durante il suo ultimo discorso alla Casa Bianca, ha espresso parole ottimiste, affermando che la situazione economica del Paese non è così negativa come si aspettava.
Il presidente ha dichiarato che né l’impennata dei prezzi del petrolio né il calo del mercato azionario durante la crisi con l’Iran sono stati così gravi come previsto, aggiungendo: «Tutto tornerà ai livelli di prima e probabilmente anche più in basso». Il tycoon americano però si è dimenticato di affermare che il petrolio ha visto un aumento totale del 40% dall'inizio del conflitto il 28 Febbraio 2026.
Trump ha inoltre sostenuto che i danni economici si invertiranno una volta terminata la guerra, ribadendo: «Le mie previsioni si sono rivelate corrette». Tuttavia, negli ultimi giorni gli economisti di Wall Street hanno aumentato le probabilità di una recessione nei prossimi 12 mesi, ritenendo in gran parte che, a meno che il conflitto non si concluda presto, i danni all’economia causati dall’inflazione e dalle ripercussioni legate al petrolio possano portare a una contrazione.
