Energia che balza e indici che si abbassano: persiste volatilità nei mercati europei
Benedetta Zimone
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La grande incertezza legata ai presunti negoziati tra Stati Uniti e Iran si riflette anche sui mercati nella giornata di giovedì 26 marzo. Teheran e Washington sembrano non riuscire a trovare un accordo sul piano di pace proposto, e questa situazione di instabilità contribuisce a far risalire i prezzi dell’energia, già sotto pressione a causa delle tensioni geopolitiche e del conflitto in corso.
Andamento indici europei
Più precisamente, subito dopo l’apertura dei mercati, l’indice paneuropeo Stoxx 600 ha registrato un calo dello 0,8%, con tutte le principali borse e la maggior parte dei settori in territorio negativo. A Londra, il FTSE 100 ha aperto in ribasso dello 0,8%, mentre a Francoforte il DAX ha segnato una perdita più marcata dell’1,1%. Anche Parigi ha seguito il trend negativo, con il CAC 40 in calo dello 0,6%, così come Milano, dove il FTSE MIB ha ceduto lo 0,6%, evidenziando un generale clima di debolezza sui mercati europei.
Incertezza su un possibile accordo di pace
All’orizzonte appare difficile intravedere una tregua del conflitto, alla luce della situazione attuale dei negoziati. L’Iran ha messo nero su bianco la propria intenzione di non promuovere né raggiungere un accordo per un “armistizio”. Al contrario, la controparte americana ha fatto sapere che Donald Trump sarebbe pronto a “scatenare l’inferno” qualora non si arrivasse rapidamente a un compromesso, nonostante sembri essere proprio il tycoon a spingere in primis verso una tregua.
Energia ballerina
Di conseguenza, i prezzi del petrolio e del gas ne risentono e registrano forti rialzi sui mercati: il greggio supera nuovamente i 105 dollari al barile, mentre il gas segna un incremento del 2,5%, raggiungendo i 54 euro per megawattora. L'oro invece cambia rotta e perde punti. Il bene rifugio rimane molto lontano dai massimi storici di gennaio e nella giornata di oggi vale 4427$ l'oncia, perdendo terreno del 2,79%.
La forte incertezza geopolitica sta generando un’elevata volatilità sui mercati finanziari, destinata con ogni probabilità a persistere anche nel breve-medio periodo. Le tensioni internazionali e le difficoltà nei negoziati contribuiscono infatti ad alimentare un clima di instabilità che si riflette sia sugli indici azionari sia sui prezzi delle materie prime, rendendo più imprevedibili le dinamiche di mercato e aumentando la cautela da parte degli investitori.
