Possibile de-escalation: il Petrolio torna sotto i 100$ al barile e l'oro rimonta

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Benedetta Zimone

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I principali indici europei aprono in rialzo, sostenuti da un clima di crescente ottimismo sui mercati. Gli Stati Uniti hanno presentato un documento in 15 punti con l’obiettivo di porre fine al conflitto, alimentando le speranze di una de-escalation. Di conseguenza, l’Iran ha annunciato la possibile riapertura dello Stretto di Hormuz alle navi “non ostili”, riducendo i timori legati alle forniture energetiche globali. Il petrolio ha reagito immediatamente, scendendo sotto i 100 dollari al barile sia per il Brent Crude sia per il WTI. Gli investitori hanno colto l’occasione e mantengono un atteggiamento fiducioso.


Andamento dei principali indici


Nel dettaglio, il DAX guadagna l’1,57% a 22.992,72 punti, mentre il FTSE 100 sale dello 0,95% a 10.059,96 punti. Anche il CAC 40 avanza dell’1,40% a 7.852,25 punti e il FTSE MIB segna un progresso dell’1,49% a 44.015,25 punti. Positiva anche l’Olanda, che inaugura la seduta con un rialzo dell’1,23%. Il movimento rialzista diffuso riflette la reazione positiva degli investitori al calo delle tensioni geopolitiche, contribuendo a migliorare le prospettive per l’economia europea, soprattutto in termini di costi energetici e inflazione.


Petrolio in calo: stop al rally dell'oro nero


Giornata contrastata per il comparto energetico. Dopo le dichiarazioni di Donald Trump, il petrolio registra un calo di circa il 5%, tornando sotto la soglia dei 100 dollari al barile: il Brent si attesta intorno ai 98,57$, mentre il WTI scende fino a circa 87$. Si tratta di livelli tra i più bassi dall’inizio dell’ultima fase di escalation in Medio Oriente. Anche il gas naturale perde terreno, con un calo dell’1,46%, segnalando un allentamento delle pressioni sul mercato energetico. In questo contesto, i titoli del settore mostrano debolezza: Eni, ad esempio, apre in lieve ribasso (-0,15%), risentendo della discesa dei prezzi delle materie prime.


Ripresa delle commodity preziose


D’altra parte, l’oro mostra segni di ripresa, confermandosi come bene rifugio in un contesto ancora incerto. Il metallo prezioso registra un rialzo significativo, attestandosi a circa 4.500$ l’oncia, anche se rimane al di sotto del 17% rispetto al picco raggiunto a gennaio. Positivo anche il trend dell’argento, che cresce di quasi il 5%, sostenuto sia dalla domanda industriale sia dall’effetto “bene rifugio” legato alle tensioni geopolitiche.


In generale, le commodities sembrano tornare a una fase di rimonta dopo le recenti flessioni legate al calo dei prezzi del petrolio e del gas naturale. Questo movimento riflette sia l’ottimismo sui mercati globali sia l’interesse degli investitori a diversificare verso asset tangibili in un periodo di volatilità, consolidando oro e argento come strumenti chiave per proteggere il portafoglio dai rischi macroeconomici e geopolitici.


Nel complesso, il quadro evidenzia come il miglioramento del contesto geopolitico stia favorendo gli asset rischiosi, pur penalizzando temporaneamente il comparto energetico, tradizionalmente sostenuto da prezzi elevati delle commodity. Gli investitori restano quindi attenti a equilibrare rischi e opportunità tra i settori più sensibili alle oscillazioni dei mercati globali.