L'Europa apre in rosso: focus su Medio Oriente e dati USA
Andrea Pelucchi
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Avvio di seduta in territorio negativo per le principali borse europee nella giornata dell’11 marzo, in un contesto di crescente cautela sui mercati finanziari. Gli investitori restano infatti concentrati sugli sviluppi geopolitici in Medio Oriente e sulle possibili implicazioni macroeconomiche legate all’andamento dei prezzi dell’energia e alle prossime decisioni delle banche centrali.
A Piazza Affari il FTSE MIB apre in calo di circa lo 0,7% in area 46.000 punti, in linea con il tono debole degli altri listini continentali. A Parigi il CAC 40 avvia le contrattazioni a quota 8.006 punti, in flessione dello 0,6%, mentre a Francoforte il DAX registra una partenza più negativa, con un ribasso superiore all’1% a circa 23.670 punti. Segno meno anche per il mercato spagnolo, con l’IBEX 35 che si muove intorno agli 11.000 punti in calo di circa lo 0,8%, e per la Borsa di Londra, dove il FTSE 100 arretra dello 0,7% a circa 10.330 punti. In flessione anche l’Euro Stoxx 50, che nelle prime battute della seduta perde circa lo 0,8% attestandosi intorno a quota 5.780 punti.
A pesare sul sentiment degli investitori è soprattutto il riaccendersi delle tensioni in Medio Oriente. L’escalation militare tra Stati Uniti, Israele e Iran alimenta timori per possibili ripercussioni sulle rotte energetiche strategiche, in particolare nello Stretto di Hormuz, con effetti immediati sulle quotazioni del petrolio. Il rialzo dei prezzi dell’energia riporta al centro dell’attenzione il rischio di nuove pressioni inflazionistiche, tema particolarmente sensibile per l’economia europea.
Il contesto resta quindi dominato dall’incertezza sulle prospettive della politica monetaria. Alcuni esponenti della Banca centrale europea hanno sottolineato come eventuali shock energetici potrebbero complicare il percorso di disinflazione, riaccendendo il dibattito sull’evoluzione dei tassi nei prossimi mesi.
Nel frattempo gli operatori restano in attesa di importanti indicazioni macroeconomiche dagli Stati Uniti, in particolare i dati sull’inflazione, che potrebbero offrire nuovi segnali sulle prossime mosse della Federal Reserve e influenzare l’andamento dei mercati globali nelle prossime sedute.
Andrea Pelucchi
