Metalli in rialzo tra crisi bellica e attese sui tassi USA

User Avatar

Andrea Pelucchi

Share:

La giornata si apre con un rafforzamento dei principali metalli preziosi, sostenuti dall’indebolimento del dollaro e dal clima di incertezza geopolitica internazionale. L’oro si conferma il principale bene rifugio dei mercati finanziari, attestandosi intorno ai 5.1805, 70 dollari l’oncia (+1,65%), mentre l’argento registra rialzi più marcati grazie anche alla forte componente industriale della domanda, attestandosi a 88.48 dollari l’oncia (+4,6%)


A sostenere il metallo giallo contribuisce soprattutto il calo dei rendimenti dei Treasury statunitensi, che riduce il costo opportunità di detenere un asset privo di rendimento come l’oro. Gli investitori restano inoltre in attesa dei prossimi dati sull’inflazione negli Stati Uniti, che potrebbero fornire indicazioni decisive sulle future mosse della Federal Reserve. Il mercato continua infatti a scontare possibili tagli dei tassi nella seconda metà del 2026, scenario tradizionalmente favorevole ai metalli preziosi.


Sul fronte geopolitico, le tensioni in Medio Oriente continuano ad alimentare la domanda di asset difensivi. Le recenti frizioni tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno aumentato la volatilità sui mercati energetici e finanziari, spingendo molti investitori a rifugiarsi nell’oro.


Tra gli altri metalli, l’argento beneficia anche della domanda industriale legata alla transizione energetica e alla crescita del settore fotovoltaico. Più moderati i movimenti di platino e palladio, fortemente legati all’industria automobilistica e alla produzione di catalizzatori.


Infine il rame, spesso considerato un indicatore anticipatore dello stato di salute dell’economia globale, continua a riflettere le prospettive della crescita industriale e degli investimenti infrastrutturali, mantenendo un ruolo chiave nel monitorare l’evoluzione del ciclo economico mondiale.


Andrea Pelucchi