L’oro sale leggermente in risposta alle tensioni tra Stati Uniti e Iran ma è destinato a chiudere la settimana in negativo

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Benedetta Zimone

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I prezzi dell’oro sono rimasti in gran parte stabili questa settimana, oscillando tra la domanda di beni rifugio dovuta alle tensioni geopolitiche e la pressione di un dollaro statunitense forte e dei segnali prudenti della Federal Reserve. Nonostante le fluttuazioni a breve termine, il metallo giallo è destinato a registrare una perdita settimanale.

L’oro spot è salito dello 0,4% a 5.017,85 dollari l’oncia oggi, mentre i future sull’oro negli Stati Uniti sono aumentati dello 0,8% a 5.036,50 dollari.


Le crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran hanno fornito un certo supporto all’oro. Recenti avvertimenti da Washington sulle attività nucleari iraniane hanno generato cautela sul mercato, mantenendo gli investitori all’erta sui potenziali rischi in Medio Oriente.


Allo stesso tempo, un dollaro forte e i segnali della Federal Reserve secondo cui i tagli dei tassi non sono imminenti hanno limitato i guadagni. Gli investitori seguono da vicino i prossimi dati sull’inflazione negli Stati Uniti, in particolare l’Indice dei Prezzi per le Spese di Consumo Personali (PCE), per ottenere indicazioni sulla futura politica monetaria.


Altri metalli preziosi, tra cui argento (+3,37%) e platino (+2,57%), hanno registrato modesti guadagni insieme all’oro, riflettendo l’incertezza continua nei mercati globali, mentre i prezzi del rame sono rimasti stabili grazie alla domanda industriale di base. Gli analisti suggeriscono che, sebbene le tensioni geopolitiche possano fornire supporto intermittente, l’oro dovrebbe rimanere sotto pressione fino a quando non emergeranno segnali più chiari sia dalla Fed sia dagli sviluppi politici globali.



Benedetta Zimone