L’"Obesity War" fa la prima vittima: Novo Nordisk crolla del 18%

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Benedetta Zimone

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Novo Nordisk è la prima vittima dell’obesity war. Il colosso danese apre perdendo il 18% della sua capitalizzazione in pochi minuti, segnando una delle sedute più buie della sua storia recente.


Il CEO Lars Fruergaard Jørgensen ha annunciato l’intenzione di tagliare drasticamente i prezzi di listino del farmaco Wegovy negli Stati Uniti. L'obiettivo dichiarato è quello di rendere più accessibile su scala nazionale.


Tuttavia, questa scelta speranzosa si traduce in una pressione insostenibile sui ricavi netti e sulla profittabilità futura.Il crollo odierno appare ancora più violento se confrontato con la solidità mostrata nel bilancio appena chiuso. Nel 2025, l'azienda guidata da Jørgensen aveva riportato una crescita delle vendite del 10%, raggiungendo i 309,1 miliardi di DKK, e un incremento dell’utile operativo del 6%, attestatosi a 127,7 miliardi di DKK a tassi di cambio costanti.


Questi risultati erano perfettamente in linea con le precedenti previsioni fornite in occasione della novemesrale, che indicavano una crescita delle vendite tra l’8% e l’11% e dell’utile operativo tra il 4% e il 7%. La fiducia costruita durante l'esercizio precedente è stata però spazzata via dalle nuove e allarmanti stime fornite per il prossimo biennio.


Ciò che ha realmente terrorizzato gli analisti è la guidance per il 2026, anno in cui l’azienda prevede una crescita rettificata delle vendite e dell’utile operativo compresa tra il -5% e il -13% a tassi di cambio costanti. Questa frenata brusca è l'effetto combinato di due fattori critici: da un lato i tagli aggressivi ai prezzi netti per ampliare la platea di pazienti, dall'altro gli effetti dell'accordo Most Favoured Nations negli USA, che impone un allineamento dei prezzi americani a quelli internazionali, storicamente più contenuti. L'attività core del gruppo sta dunque rallentando drasticamente proprio nel momento di massima espansione del mercato degli anti-obesità.


Per il 2026, l'azienda implementerà inoltre nuove misure non-IFRS per isolare i risultati operativi da elementi eccezionali, cercando di offrire una lettura più chiara della propria performance. Su base non rettificata, infatti, le previsioni sembrerebbero paradossalmente positive, con una crescita dell’utile operativo stimata all'11%. Tale dato è però influenzato esclusivamente da uno storno straordinario di 4,2 miliardi di dollari di accantonamenti per sconti relativi al Programma 340B negli Stati Uniti.


Gli analisti hanno tuttavia preferito ignorare questo beneficio contabile "una tantum", concentrandosi sulla contrazione dei margini industriali che riflette la prima vera ferita profonda nella guerra commerciale per la leadership del settore GLP-1.


Benedetta Zimone