Di Gennaro Romano. Hisense, Gree, Haier, Midea: questi e altri i marchi di elettrodomestici che sempre più spesso troviamo nelle case, negli uffici e negli esercizi commerciali europei. Queste grandi aziende cinesi dell’elettronica di massa stanno espandendo questa estate 2026 le loro vendite europee con grande velocità, conquistando la nuova fetfa di mercato creata dal caldo anomalo e consolidando quella vecchia già sottratta agli storici marchi giapponesi e sudcoreani.
Questa scelta industriale sta sostenendo una fase positiva dei titoli azionari domestici delle grandi società del settore: Gree e Hisense segnano rispettivamente +1,89% e +4,25% da inizio giugno sulla piazza di Shenzhen, Midea +2,91% a Hong Kong. Una fiducia accordata dagli investitori cinesi nonostante il -8% dei consumi domestici su base annua (-15,6% solo a maggio), la fine dei sussidi governativi al settore e la compressione dei margini da aumento su base annua di rame (+18,6%) e alluminio (+18,5%).
Un dato emblematico arriva da Wuhan, dove a giugno le spedizioni ferroviarie di condizionatori e componenti verso l'Europa sono aumentate dell'88,24% rispetto all'anno precedente e l'autorità ferroviaria dello Hubei ha già elaborato piani di carico su misura per ottimizzare l'intera filiera, dallo stabilimento agli scaffali europei. La capacità produttiva europea attuale è di soli 3,2 milioni di unità all'anno, ma la domanda continentale nel 2026 sta superando i 10 milioni: un vuoto che i produttori cinesi stanno riempiendo, grazie anche alla facilità di installazione e alla competitività del trasporto ferroviario (15-20 giorni contro i 40 del mare).
Aiutati nelle loro performance anche dalla posizione di svantaggio dei competitor più piccoli, i giganti cinesi dell’elettronica di consumo stanno consolidando la propria posizione sui mercati finanziari anche grazie a una forte spinta in R&D: Midea sta sviluppando chip in nitruro di gallio per data center, mentre Gree investe in chip AI per il risparmio energetico.
I condizionatori e gli altri elettrodomestici fanno uso di chip detti di fascia matura o di fascia bassa. Sono chip con nodi produttivi a 28 nanometri, i cui produttori cinesi da inizio giugno non stanno beneficiando in borsa della contemporanea espansione dei loro clienti: Sino Wealth performa a Shenzhen -13,5%, a Shanghai SHSE Chipown e Silan Microelectronics lasciano il -19,4% e il -18,4%.
Queste performance non devono ingannare sulla forza del settore dei chip di fascia matura cinesi. Anzi, ne testimoniano la forza e l’estrema competizione interna, considerando che ci sono aziende del settore in forte controtendenza e in fase bullish aggressiva, come GigaDevice, che a Shanghai performa sull’ultimo mese e mezzo un importante +22,2%.
Mentre TSMC, Nvidia e Samsung si ritirano dal mercato dei nodi a 28 nanometri a favore del mercato dei chip per AI con nodi produttivi a 3, 4 e 5 nanometri, l’industria cinese premia una linea di mercato non toccata da tensioni geopolitiche e stimata entro il 2032 per i soli elettrodomestici a ben 49,4 miliardi di dollari di valore.
Situazioni diverse per le aziende cinesi dei chip di ultimissima generazione per AI e per i loro clienti.
Proprio in queste settimane si sta giocando un'altra partita cruciale. Il sottosegretario al Commercio americano Jeffrey Kessler ha dichiarato martedì 14 luglio al Congresso che sono iniziate le prime spedizioni in Cina e Hong Kong dei chip Nvidia H200, sebbene in quantità "molto limitata". A maggio, il Dipartimento del Commercio aveva autorizzato una decina di aziende cinesi - tra cui Alibaba, Tencent, ByteDance e JD.com - ad acquistare gli H200. Il 14 luglio si sono aggiunte ZTE Kangxun Telecome il produttore di server Maginfr. La Zhuhai Hengqin Yunxiang Zhisheng Network Technology, filiale di Kingsoft, potrà invece acquistare chip AMD.
La vicenda è al centro del dibattito politico a Washington. I democratici accusano l'amministrazione Trump di aver allentato i controlli. Il Dipartimento del Commercio, dal suo canto, difende la strategia e sostiene che le spedizioni restino marginali e rigidamente monitorate.
Le big tech cinesi, però, non si affidano solo ai chip occidentali. Alibaba ha investito circa 7,6 miliardi di RMB in CXMT (Changxin Memory Technologies), il maggiore produttore cinese di DRAM e quarto al mondo. CXMT ha avviato la sua IPO sullo STAR Market dei listini tecnologici di Shanghai il 16 luglio 2026: il prezzo di emissione di 8,66 RMB/azione e una raccolta stimata di 580 miliardi di RMB. Il debutto ufficiale è previsto per il 27 luglio. Il contratto pre-IPO su Hyperliquid quota il titolo a circa $8, con un premio del 526%.
Tencent è invece profondamente legata a Enflame, uno dei "quattro dragoni" dell'IA cinese, di cui detiene il 20,26% delle azioni. L'IPO di Enflame sullo STAR Market è stata approvata il 9 luglio ma non è ancora quotata.
ByteDance ha strutturato una catena di fornitura nazionale su tre livelli: per l'addestramento utilizza principalmente chip Huawei Ascend, con un ordine di 250.000 unità. Per l'inferenza adotta una strategia a doppio fornitore: Cambricon e Iluvatar CoreX.
Al 15 luglio 2026, Cambricon ha chiuso a Shanghai un calo del -4,50% e una capitalizzazione di 846,6 miliardi di RMB, mentre Iluvatar CoreX ha invece chiuso a Hong Kong con una capitalizzazione di circa 150,5 miliardi di HKD e un rendimento da inizio anno del +194,16%.
In definitiva, l’industria cinese degli elettrodomestici sta resistendo alla contrazione del mercato interno grazie a un export che ha nel trasporto ferroviario un suo vantaggio competitivo e nell'Europa il principale mercato di sbocco. I fornitori di chip per questo settore, pur subendo flessioni congiunturali dei titoli, stanno costruendo una posizione strutturale di forza nel mercato globale dei chip maturi. Parallelamente, le big tech cinesi stanno giocando una partita complessa: acquistano i chip Nvidia H200 appena autorizzati in quantità limitate, ma investono massicciamente in fornitori locali che stanno diventando i protagonisti di una nuova stagione di IPO e crescita. Il doppio binario è ormai una strategia consolidata: massa ed export da un lato, tecnologia avanzata e autosufficienza dall'altro.